Forse è il cittadino più fragile della provincia di Latina eppure è anche quello capace delle parole più forti e coraggiose. Dalla sua casa che guarda il mare Massimiliano Noviello snocciola speranza e lo fa pochi giorni dopo aver appreso che l'assassino del padre è sparito nel nulla, irreperibile da quando è stato condannato in via definitiva a 30 anni di carcere. La provincia di Latina non è il buen retiro di Massimiliano ma un luogo da dove continuare a credere che la giustizia sia possibile.

A proposito della latitanza di Francesco Cirillo, uno dei killer di suo padre, lei ha detto che ora le parti sono invertite: lei "prigioniero", lui libero.
«Sì, l'ho detto per fare un'iperbole. Io sono al mio tredicesimo anno di vita sotto scorta e sappiamo che è una condizione che limita moltissimo la libertà e la privacy. Cirillo invece, nei fatti, circola liberamente anche se prenderà precauzioni per non farsi trovare. Mi è stato spiegato che è legittimo perché lui in Appello era stato assolto, diversamente che in primo grado, comunque questa è la situazione ad oggi».

E' preoccupato?
«Abbastanza. E' vero che se Cirillo è fuggito non vorrà farsi ritrovare. Però questo è l'uomo che io e mio padre abbiamo denunciato. Allora ci dissero: ‘Ormai non vi accadrà nulla'. Purtroppo la camorra ha aspettato ma poi mio padre lo ha ucciso. Sono preoccupato per me ma anche per le persone che mi proteggono, pure loro rischiano. Anzi, di più».

Come è stata possibile una simile smagliatura? La condanna a 30 per Francesco Cirillo si è avuta a novembre. Ci si è accorti che è irreperibile ad inizio gennaio.
«Io l'ho saputo a gennaio. Non entro nel merito di cosa sia accaduto».

Lei pensa che il clan dei casalesi sia ancora temibile come negli anni Duemila?
«Sono molto forti e comunque quando non sparano bisogna preoccuparsi, perché significa che sono ‘tranquilli' e stanno facendo affari. Il punto è che i casalesi sono diversi dai clan napoletani. I casalesi sono puntigliosi, uccidono non solo e non tanto perché non paghi il pizzo quanto perché osi sfidarli. L'ho capito con la morte di mio padre. Lui li aveva sfidati con quella denuncia».

Quindi? Bisogna continuare a denunciare o no?
«Sempre. Scegliere di rispettare le regole e la legge sempre. Devo dire che oggi le cose sono cambiate rispetto a 20 anni fa. Allora non c'era consapevolezza della rete di associazioni che ti può aiutare. Nemmeno noi lo sapevamo allora. Io dopo l'assassinio di mio padre ho conosciuto persone e associazioni come la Fondazione Polis e Addio Pizzo che sono state molto importanti e con cui ora collaboro per aiutare gli altri. Ho compreso che c'è un comun denominatore nelle vittime innocenti della camorra: l'isolamento. Se vai a studiare le storie di quelle vittime scopri che tutte erano state isolate».

Lei collabora con associazioni antiusura e antiracket. Che idea si sta facendo di questo tempo economico incerto?
«La pandemia purtroppo ha fatto chiudere molte attività e in un simile scenario chi non ce la fa chiede aiuto, talvolta a canali non legali. All'inizio quando chiedi un prestito trovi un rapporto ‘amicale'. Ti dicono: non ti preoccupare, c'è un amico che ti può aiutare. Poi non ce la fai a pagare e dopo qualche mese ti trovi in un girone infernale. Io credo che tanti in questo periodo si siano rivolti ad ‘amici' e gli effetti si vedranno tra sei o sette mesi. Per questo è importante far capire alle persone che esiste una rete in grado di aiutarti, per davvero, contro l'usura e il racket, anche se in definitiva i primi a difenderci dobbiamo essere noi, con i nostri comportamenti. Non alimentiamo l'economia illegale. Promuoviamo un consumo critico che discerne se un'attività commerciale fa parte del circuito illegale».

Da quanti anni vive in questa provincia?
«Molti ormai»

Con che occhi ci guarda?
«Con gli occhi di chi ha visto una terra soffocata dalla camorra. Certe volte vedo sintomi, indizi»

Tipo?
«Alcuni osservatori dicono che questa è la cassaforte della camorra. Concordo. C'è in alcuni segmenti un'economia drogata. Guarda i prezzi delle case! Non scendono mai. Non seguono la logica della domanda-offerta perché una parte almeno di quel settore ha altre regole».