Approvando le relazioni che accompagnano sette diversi bilanci di esercizio, dal 2007 al 2013, avrebbero concorso a provocare il dissesto della Latina Ambiente spa in liquidazione, esponendo fatti non rispondenti al vero, grazie all'omesso controllo di legalità da parte del collegio dei sindaci e del reponsabile della società di revisione.
E' questo il fumus dell'accusa prospettata dal sostituto procuratore Marco Giancristofaro nei confronti di 34 persone, tra amministratori delegati, presidenti, componenti del consiglio di amministrazione della società per azioni Latina Ambiente, sindaci revisori e del responsabile della Mazar & Guerard, la società di revisione cui era affidato il compito di verificare la correttezza contabile dei bilanci della spa che gestiva il ciclo dei rifiuti nel Comune di Latina. La ricostruzione dell'erosione del capitale sociale, anno dopo anno, proposta nell'avviso di conclusione delle indagini, è impietosa. A partire dal 2007, il saldo del patrimonio netto dell'azienda risulta inferiore al capitale sociale fino all'anno della svolta, il 2010, quando il capitale sociale risulta completamente eroso dalle perdite, portando il patrimonio netto al saldo negativo di oltre 3 milioni di euro.

Negli anni immediatamente successivi, dal 2011 al 2013, il patrimonio netto della spa subisce ulteriori aggravamenti fino ad attestarsi ad un valore negativo medio di oltre 9 milioni di euro nel triennio. Per far quadrare i conti, l'azienda ha sempre opposto i crediti verso l'utenza Tia, ma il consulente incaricato dalla Procura ha ritenuto che tali crediti «assestati al valore dell'ultimo bilancio approvato (esercizio 2013) alla consistenza di 8 milioni 597mila euro, nel bilancio depositato il saldo di quella stessa voce risulta invece indicato all'incirca per il doppio, vale a dire 16.993.063 euro».