Un sistema di controllo che appare farraginoso all'esterno ma che, comunque, esisteva ed era accettato pacificamente dentro la Asl di Latina. Di questo ha parlato nella sua lunga escussione in aula il veterinario Umberto Sciscione, imputato insieme a Piero Gliliani nel procedimento che contesta la truffa e il peculato e che fu aperto nel 2014 a seguito di controlli del Nas sugli spostamenti dei due professionisti durante gli orari di servizio.

Secondo la ricostruzione difensiva fatta ieri mattina in Tribunale esisteva un codice per le uscite dall'ufficio per servizio, il cosiddetto «codice 9», che indicava l'assenza dal lavoro dovuto a servizi soprattutto nelle stalle e nei canili o negli allevamenti della zona. Dunque non era una vera e propria assenza. Il bandolo della matassa però lo si può ritrovare solo seguendo le tracce e gli appunti a mano presi dal responsabile delle presenze e delle assenze di quel settore della Asl; si tratta di Natalino Orlandi, divenuto un teste molto importante del processo corrente ma che ieri, per la terza volta, non si è presentato per giustificati motivi di salute. Sarà sentito nel corso della prossima udienza fissata per il 26 ottobre prossimo. In quella stessa data verrà esaminato anche il secondo imputato, Piero Giuliani, cui è imputato anche il reato di peculato per l'uso di una Fiat Panda di proprietà della Asl di Latina per contestate finalità private e un danno di 500 euro all'azienda sanitaria pubblica. Giuliani, difeso dall'avvocato Maria Teresa Ciotti, ha allegato agli atti una serie di giustificazioni, ma anche per valutare la sua posizione sarà fondamentale la testimonianza di Orlandi poiché è dall'incrocio dei dati fatto dalla Procura che sono emerse incongruenze tali da portare al processo in atto. Nel 2014, anno in cui vennero notate le assenze incongrue, il Nas avviò un'operazione di pedinamento dei due veterinari. Ieri la pubblica accusa, rappresentata in aula dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano, ha insistito sul punto della giustificazione per le uscite e dunque sulla valenza del cosiddetto «codice 9» digitato sul cartellino, nonché sulle registrazioni dell'ufficio deputato a riportare presenze e assenze dei dipendenti. L'esito dei pedinamenti fatti ormai sei anni fa tra Latina e Sabaudia sono stati già illustrati in dibattimento da uno degli ufficiali delegato a seguire i due professionisti.

L'ufficiale ha spiegato perché fu avviato un servizio di pedinamento a carico di quel dipendente della Asl e non di altri riferendo altresì che il Nas dei carabinieri aveva notato come Umberto Sciscione e Piero Giuliani avessero accumulato un numero anomalo di ore di lavoro da recuperare, circa 3000 Giuliani e oltre mille Sciscione; su un gruppo di quattro veterinari loro due avevano il numero più alto di ore da recuperare.

Un elemento che la difesa punta a scardinare analizzando la pratica interna a quel Settore della Asl circa la modalità di registrazione delle uscite per servizio. La Asl di Latina, rappresentata dall'avvocato Renato Archidiacono, è parte civile in questo processo per i danni legati alla ipotizzata truffa sulle ore da recuperare nonché, per Giuliani, dall'uso dell'auto aziendale.