Era un problema irrisolto già prima dell'avvento del Coronavirus il recupero e la gestione delle salme sottoposte a sequestro, dall'autorità inquirente, per gli accertamenti medico legali nei casi di tragici eventi che fanno scattare l'avvio delle indagini. Ora che l'avanzata del contagio ha fatto aumentare il numero delle morti all'interno degli ospedali e la riorganizzazione dei presidi sanitari ha imposto regole stringenti, la questione in città ha finito persino col peggiorare.

Perché da anni l'amministrazione comunale non riesce a rimettere in funzione l'obitorio e la sala settoria situati all'interno del cimitero. Così, ogni qual volta l'impresa titolare dell'appalto recupera un cadavere, si consuma un rituale che è persino poco rispettoso della vittima di turno. Basti pensare che l'altra mattina, quando un uomo è stato travolto da un treno in stazione, i suoi resti sono stati traslati presso la struttura di Fondi, ma solo al termine di un'impietosa trattativa alla ricerca di ospitalità.

Quello di lunedì mattina è un caso limite, ma fornisce la portata di una questione a dir poco vergognosa. Soprattutto se si considera che la camera mortuaria comunale era stato ristrutturato poco prima di essere chiuso, senza che l'ente municipale abbia mai chiarito la natura del mancato utilizzo della struttura, situata all'interno della parte storica dell'ipogeo. Le difficoltà sono iniziate quando l'ospedale Santa Maria Goretti ha iniziato a chiudere le porte del proprio obitorio alle salme che arrivavano dall'esterno del nosocomio. Specie se, come spesso capita, i cadaveri restano in congelatore per molto mesi in attesa di un'identità, come di un familiare che ne reclami la consegna per la sepoltura.