Ieri il primo step. Gli specialisti del Racis dei carabinieri sono andati a caccia di tracce sia sul motociclo che sull'auto utilizzata nell'ultimo periodo da Fabrizio Moretto, conosciuto come Pipistrello, indagato a piede libero per omicidio volontario nell'inchiesta sulla morte di Erik D'Arienzo e ucciso lo scorso 21 dicembre a Bella Farnia in un agguato mentre rientrava a casa. L'accertamento tecnico irripetibile richiesto dalla Procura, punta a cristallizzare eventuali tracce a partire da macchie di sangue che possano supportare l'ipotesi investigativa e rinforzare i sospetti per dare una risposta al caso D'Arienzo.

I carabinieri sono andati alla ricerca in particolare di tracce ematiche. Il T-max che è stato analizzato è lo stesso mezzo guidato da Moretto e su cui dietro, come ha riferito, c'era D'Arienzo che poi sarebbe caduto provocandosi delle ferite alla testa che lo hanno portato alla morte. E' una versione che Pipistrello ha ripetuto agli inquirenti, sconfessata in blocco dall'esito delle operazioni peritali sulla vittima che hanno messo in evidenza invece delle ferite compatibili con una arma da taglio, forse un piccone. Gli accertamenti di natura scientifica hanno riguardato anche una Ford di proprietà di un familiare di Moretto; anche in questo caso i carabinieri hanno cercato tracce biologiche che possano mettere in correlazione l'uso del veicolo con la presenza di D'Arienzo. Le indagini sull'omicidio del 29enne di Latina sono condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo e coordinate dal pm Martina Taglione e si intersecano con la fredda esecuzione di Pipistrello, ucciso con un colpo di pistola in via della Tartaruga un mese fa. C'è una circostanza che gli investigatori hanno tenuto bene a mente nel delitto D'Arienzo.