Esausti, stremati, disgustati, indignati. Ma anche con le spalle al muro e senza più alternative per opporsi ad una crisi che sembra non conoscere la parola fine. Ormai sono stati utilizzati molti degli aggettivi che la grammatica italiana mette a disposizione per descrivere stato d'animo e condizione in cui si trovano gli esercenti della nostra provincia, dal nord al sud del territorio, partendo da quelli dei comuni più piccoli per arrivare fino al capoluogo. Se prima i ristoratori potevano restare aperti almeno a pranzo, come stabilito nel Dpcm di novembre e ribadito in quelli di dicembre e gennaio, ora (è già accaduto nel periodo delle feste) sono obbligati a tenere abbassate le serrande sempre, come imposto dall'ordinanza ministeriale sulla zona arancione: solo asporto fino al 31 gennaio, poi si vedrà in base all'andamento della diffusione del virus e al relativo Rt regionale. Insomma, il momento è difficilissimo e l'immediato futuro non promette nulla di meglio.

Gli esercenti del capoluogo, come quelli del resto del Paese, hanno bisogno di lavorare e sono in condizioni disperate. Una disperazione che ha convinto Paolo Prearo, titolare dello storico locale L'Arco e responsabile CLAAI dei ristoratori, ad attivarsi per lavorare non solo con l'asporto, ma anche servendo ai tavoli senza agire illegalmente. Siamo andati a trovarlo, in via Cavour, dopo aver letto il post pubblicato sulla sua pagina facebook «Vi comunichiamo che è disponibile il servizio al tavolo, pranzo e cena, per i nostri clienti possessori di partita Iva, imprenditori e liberi professionisti. Per tutti gli altri continua ad essere attivo il servizio da asporto o consegna a domicilio». Cosa significa? Ce lo siamo fatto spiegare direttamente da lui. «Non faccio altro che attenermi alle circolari ministeriali numero 326 del 23 dicembre del 1997 e numero 188 del 16 luglio 1988 che prevedono il contratto tra partite Iva e ristoranti per la somministrazione di cibo e bevande come mensa da lavoro».

L'Arco da 21 anni rappresenta un punto di riferimento nel capoluogo per molti professionisti e imprenditori, soprattutto a pranzo, ma anche a cena. La circolare del Ministero delle Finanze a cui si riferisce Paolo Prearo include nel concetto di "mensa aziendale" non solo le somministrazioni in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro, ma anche le somministrazioni di cibo in mense che siano gestite da terzi. «Io rispetto le regole, non agisco contro la legge. Soltanto chi ha la partita Iva o i liberi professionisti possono sedersi al tavolo».