Secondo le indagini aveva pianificato la rapina ad un minore, stabilendo anche i ruoli da affidare ai complici tra cui una ragazza che all'epoca dei fatti aveva meno di 18 anni. Simone Furno, 23 anni di Latina, difeso dall'avvocato Maria Antonietta Cestra, è stato rinviato a giudizio ieri dal giudice per l'udienza preliminare Pierpaolo Bortone per un episodio avvenuto il 19 marzo del 2017 nel centro della città quando insieme ad altri ragazzi, il cui iter processuale è stato diverso, dopo aver notato la catenina al collo di un giovane, un minore, ha portato a termine la rapina strappando il girocollo al ragazzo. La vittima era stata avvicinata con una scusa e poi accerchiata con le peggiori intenzioni: «Hai mica una sigaretta» gli avevano chiesto, minacciandolo poi pesantemente di ricevere una coltellata se non avesse consegnato il cellulare. Secondo l'accusa e in base a quanto ipotizzato dal pm Marco Giancristofaro, l'imputato ha incaricato un coetaneo della vittima di entrare in azione con queste modalità e poi ha ricevuto il provento del colpo.

Il minore che era stato circondato e poi rapinato, dopo che si era ripreso dallo spavento, aveva fatto ricorso alle cure dello staff medico dell'Icot di Latina e aveva riportato una prognosi di 4 giorni a causa delle lesioni riportate quando era stato aggredito dalla gang. Erano stati i detective della Squadra Mobile a raccogliere alcuni indizi, dopo che i genitori del ragazzo avevano presentato una denuncia. La polizia in poco più di due mesi era riuscita a rintracciare i presunti responsabili e l'indagine lampo aveva portato ad una svolta nel giugno del 2017. In questo caso i riscontri erano arrivati grazie anche alle riprese di alcune telecamere che si trovano nella zona che avevano permesso di stabilire nel dettaglio cosa fosse accaduto.