La sua irreperibilità vale quasi quanto una prova, ma gli investigatori americani hanno bisogno di indizi concreti per incastrare l'autore dell'omicidio di Veronica De Nitto, la donna di 34 anni trovata senza vita venerdì scorso nella sua casa di Daly City, a sud di San Francisco, nello stato statunitense della California. I sospetti convergono sull'ex fidanzato, un uomo del posto, ma le indagini procedono serrate proprio per raccogliere un quadro indiziario solido e dare risposte concrete alla famiglia della vittima che invoca giustizia dall'Italia.
Il buon esito delle indagini è cruciale in questo caso proprio com'è stato consumato l'omicidio. Chi ha ucciso Veronica ha cercato infatti di eliminare ogni traccia del proprio passaggio e certamente alterare la scena del crimine con lo scopo, neanche secondario, di far credere che la trentaquattrenne non fosse stata uccisa, ma sarebbe rimasta intrappolata in casa durante un incendio. E infatti il cadavere era stato scoperto dai vigili del fuoco del posto intervenuti per domare le fiamme che avevano interessato l'abitazione: l'intervento dei soccorritori era stato fondamentale per appurare che prima del rogo, la giovane cameriera di Latina era stata uccisa con un coltello.

Sulle indagini vige il massimo riserbo negli Stati Uniti, ma è prima di tutto la logica ad alimentare il sospetto che il killer possa essere una persona che la vittima conosceva bene. Nel momento in cui è stata assassinata, Veronica De Nitto era sola in casa perché la sorella, che lei aveva raggiunto da quattro anno a San Francisco, era ricoverata in ospedale: proprio quel giorno ha dato alla luce il secondo figlio.
L'omicida doveva conoscere bene Veronica visto che il cadavere era all'interno della casa, riverso nel bagno quando è stato trovato dai soccorritori, una collocazione ancora tutta da interpretare: anche questo aspetto sono in corso gli accertamenti del caso, perché non può essere escluso che il corpo della giovane donna sia stato spostato dopo il delitto.