Succede che una donna muore in ospedale dopo un periodo di ricovero e succede che i familiari vogliano accedere alla cartella clinica della paziente. La chiedono all'azienda sanitaria con procedura di accesso agli atti. Senza ricevere risposta. E' cominciata così l'azione legale promossa da una donna di Latina che tramite gli avvocati Claudio Serangeli e Sara Fusi hanno proposto ricorso al Tribunale amministrativo perché fosse accertato «il diritto della ricorrente ad accedere alla cartella clinica integrale, comprensiva di certificato necroscopico» della familiare deceduta presso l'ospedale Santa Maria Goretti di Latina, dopo un periodo di ricovero».

In pratica i parenti della signora morta volevano soltanto capire cosa era accaduto durante il ricovero e leggere le motivazioni precise del decesso. La legge sull'accesso a tutti gli atti delle pubbliche amministrazioni prevede che con motivazione «civica» si possono ottenere tutte le informazioni a prescindere dall'interesse specifico che, ad ogni modo, in questo caso c'era. La Asl di Latina non si è costituita e dunque non ha motivato il silenzio sulla istanza di accesso e rilascio della copia della cartella clinica.

Il ricorso comunque verteva sull'accertamento dell'obbligo della Asl di «ostendere integralmente la documentazione indicata». Nello specifico i documenti richiesti erano la cartella clinica integrale e il certificato delle cause della morte. La defunta era la madre della richiedente gli atti. Nella sentenza favorevole alla ricorrente il Tribunale ha dato atto che l'istanza di accesso «non risulta essere stata riscontrata e che, pertanto, sulla stessa si è formato il silenzio-diniego di cui all'art. 25, l. n. 241 del 1990 (legge sulla trasparenza ndc)». Per tale ragione il ricorso è stato accolto ed è stato affermato l'obbligo della Asl di Latina di mettere a disposizione della ricorrente i documenti richiesti entro trenta giorni dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della sentenza».

Le spese di giudizio, quantificate in 1500 euro, sono state attribuite all'azienda sanitaria. Resta da capire perché alla domanda della signora non c'è stata alcuna risposta, se cioè si è trattato di una «semplice» dimenticanza burocratica oppure se sia stato ritardato l'accesso alla cartella clinica. La sentenza del Tar dovrà essere applicata entro i termini stabiliti ma i familiari della defunta, di fatto, sapranno di più su quanto accaduto solo a distanza di alcuni mesi dai fatti. Quella contenuta nel ricorso in apparenza è una storia triste a lieto fine, in realtà oltre ai connotati sentimentali contiene la prova di quello che appare come il sostanziale fallimento delle leggi sulla trasparenza degli atti amministrati.