Con la sola colpa di essersi rifiutato di fornire informazioni utili per aiutare un pezzo grosso della criminalità latinense a rintracciare un giovane che lo aveva denunciato per una serie di estorsioni, un quarantenne del capoluogo si è ritrovato a subire a sua volta aggressioni, un'escalation di atti persecutori e inquietanti minacce di morte. E se in un primo momento aveva persino evitato di sporgere denuncia credendo che lo avrebbero lasciato in pace, la vittima si era dovuta ricredere quando la scorsa estate, a distanza di due anni dai primi fatti, si era ritrovato nuovamente a doversi difendere dagli attacchi di quelle persone, soggetti senza scrupoli che hanno costruito la loro fama con episodi di cronaca a dir poco gravi. Attraverso la sua denuncia, vincendo l'iniziale reticenza alimentata dalla paura, gli investigatori della Squadra Mobile sono riusciti a ricostruire una vicenda che ieri ha portato all'arresto delle persone che gli hanno fatto vivere un incubo. Fabrizio Marchetto di 48 anni, i figli Luca e Angelo di 27 e 23 anni e Remo Favero di 43, sono finiti dietro le sbarre del carcere in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Giorgia Castriota su richiesta dei sostituti procuratore Claudio De Lazzaro e Giorgia Orlando.

La storia che ha portato all'operazione "Tacita Muta", un nome ispirato alla dea romana che personifica il silenzio, ostinatamente preteso dagli indagati, si intreccia e trova riscontro attraverso una precedente vicenda che gli stessi poliziotti della Questura avevano approfondito in passato. L'antefatto riguarda le pretese che Remo Favero avrebbe avanzato nei confronti di un trentenne di Latina, conosciuto in carcere quando il primo stava scontando un cumulo di vecchie condanne e il secondo era detenuto per il concorso in un caso di omicidio. Fatto sta che una volta tornati in libertà, Favero era tornato alla vita di sempre, mentre il più giovane aveva cercato di rifarsi una vita avviando una pizzeria: e non mancava occasione che l'altro lo cercasse chiedendogli soldi. Vere e proprie estorsioni.

Chiusa la pizzeria, il trentenne era finito in un giro di truffe ai danni delle compagnie assicurative e ben presto aveva attirato le attenzioni dell'ex compagno di cella. In un caso, in particolare, il trentenne aveva fatto da mediatore per aiutare un giovane a organizzare un incidente finto, ottenendo un risarcimento di 18.000 euro, denaro che Favero aveva preteso senza vantare alcun diritto. Fatto sta che, spaventati dal tentativo di Favero di sfilare loro i soldi direttamente nell'ufficio postale, il trentenne si era convinto a denunciare tutto.
A questo punto inizia l'incubo del quarantenne finito nel mirino di Favero e Marchetto, che qualche guaio con la giustizia in passato ce l'ha avuto, ma ormai da anni ha avviato un'impresa fuori Latina. Per lui i problemi sono iniziati nel novembre del 2018, quando incontra casualmente Remo Favero: i due non si conoscono, ma il secondo deve averlo associato al trentenne che lo aveva denunciato pochi mesi prima per l'estorsione e gli chiede aiuto per rintracciare "l'infame". Il quarantenne nega di avere informazioni sulla residenza del ragazzo, la situazione si scalda e sul più bello salta fuori Fabrizio Marchetto che si avventa contro il quarantenne. Scoppia il parapiglia, la vittima riesce a difendersi rispondendo alla violenza dell'altro. Succede tutto in via Villafranca, alla luce del sole, ma è la zona di influenza di Marchetto e Favero, che abitano da quelle parti: secondo il giudice, anche questo è sintomatico del loro spessore criminale. Oltretutto i testimoni non mancano, specie nel vicino bar, ma nessuno muove un dito. Regna l'omertà.

Fatto sta che il quarantenne decide di non denunciare, preferisce lasciar correre pensando che così facendo lo avrebbero lasciato in pace. E in effetti fila tutto liscio per un paio di anni. Fino allo scorso 7 luglio, quando si trova per lavoro in un tabacchi di via Volturno e viene aggredito nuovamente da Fabrizio Marchetto che lo colpisce alle spalle: l'imprenditore si gira e risponde alla violenza, mandando al tappeto il 48enne. L'incontro è casuale, ma con Marchetto ci sono i figli, che vedendo il padre privo di sensi sul pavimento si fanno avanti: scoppia il parapiglia, il quarantenne riesce a correre in strada ma uno dei figli di Marchetto lo insegue con l'auto cercando di investirlo. La vittima riesce a mettersi in salvo per un soffio e si rifugia in un negozio. A questo punto decide di sporgere denuncia: la video sorveglianza del negozio conferma il suo racconto.

In un'escalation senza fine, il giorno dopo il quarantenne contatta la polizia perché viene a sapere da alcuni suoi amici che i Marchetto gli stanno dando la caccia. Nel frattempo la Squadra Mobile, che aveva preso in mano la situazione, piomba in casa degli aggressori. Ma se inizialmente l'astio di Fabrizio Marchetto viene alimentato dall'incapacità di sopraffare la vittima con la forza fisica, l'eventualità di essere stato denunciato alimenta la sua sete vendetta. Passano pochi mesi, è la mattina di domenica 11 ottobre, e il quarantenne trova una lingua di bue nella cassetta della posta: neanche a farlo apposta, qualche giorno prima Remo Favero aveva chiesto in giro informazioni sul quarantenne, voleva sapere dove stesse abitando in quel periodo. Secondo gli inquirenti il messaggio è eloquente: vogliono spaventarlo affinché non parli con gli investigatori.

Ma trascorre poco tempo e la vittima si ritrova di nuovo i Marchetto alle calcagna: la mattina del 26 novembre lo intercettano con l'auto vicino casa e cercano di speronarlo, inseguendolo fino al centro di Latina dove il quarantenne si rifugia nella caserma dei Carabinieri: ne scaturisce una nuova denuncia che arricchisce ulteriormente l'informativa. Gli estremi per gli arresti ci sono tutti e all'alba di ieri è scattata l'operazione.