Il decreto è stato annullato. I giudici del Tribunale del Riesame di Latina hanno accolto il ricorso dei sei indagati che avevano impugnato il provvedimento di sequestro preventivo dello scorso dicembre nel corso dell'operazione Guscio. Sotto chiave era finito un milione e mezzo di euro depositato sui conti correnti di alcuni dei professionisti sottoposti alla misura della sospensione dell'attività.

I magistrati hanno disposto il dissequestro dei beni al consulente del lavoro Luigi Buttafuoco, all'avvocato Luca Maria Pietrosanti e alla moglie, ai commercialisti Aldo, Simone e Roberto Manenti. Il collegio penale composto dal presidente Gian Luca Soana e dai giudici Beatrice Bernabei e Francesca Coculo, ieri in tarda mattinata ha sciolto la riserva e ha accolto la prospettazione del collegio difensivo composto dagli avvocati Francesca Roccato, Renato Archidiacono, Tommaso Pietrocarlo, Marco Fagiolo, Claudio De Felice, Enrico Quintavalle che avevano sostenuto l'illegittimità del provvedimento disposto dal gip Giuseppe Cario, rilevando che come presupposto indispensabile per adottare il sequestro vi sia la sussistenza del fumus, ritenuto un elemento fondamentale.

L'insussistenza del fumus commissi delicti per le difese e di conseguenza il pronunciamento del Riesame (una volta che saranno depositate le motivazioni), potrebbe rappresentare il grimaldello per l'appello avverso la sospensione dalla professione per i professionisti colpiti dal provvedimento e uno spartiacque nell'inchiesta. "Siamo soddisfatti dell'esito e siamo sempre stati convinti dell'insussistenza dell'impianto accusatorio» è stato il commento degli avvocati Archidiacono e Roccato. A vario titolo i reati contestati sono quelli di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente nell'ambito di procedure fallimentari, trasferimento fraudolento di valori e reimpiego di denaro, beni o altre utilità di provenienza illecita".