Gli scarti ematici della macellazione di animali finivano anche in un pozzo artesiano nel cuore della Puglia. «Era un orologio svizzero, ogni singolo ingranaggio ha compiuto il suo movimento insieme agli altri», ha scritto il gip Cinzia Vergine nel descrivere le condotte degli indagati e che ha firmato i provvedimenti restrittivi anche per due imprenditori pontini: Michele Martena, 31 anni, gestore insieme al padre Roberto della Ilsap di Borgo San Michele. Secondo quanto ipotizzato sono accusati di traffico illecito di rifiuti in concorso e di aver smaltito in modo illecito il sangue degli animali attestando falsamente di averlo trattato nell'impianto di Latina.

A conti fatti gli inquirenti hanno conteggiato in 14 casi la compilazione di documenti di trasporto falsi che attestavano il conferimento di un quantitativo pari a 118,990 chili di liquido ematico. Dalle intercettazioni telefoniche è emerso il modus operandi per smaltire il liquido. Secondo l'accusa sono stati preparate carte false dove era riportato che questa tipologia di rifiuto era stata regolarmente conferita per essere trattata nell'impianto di Latina. Una tappa fondamentale nell'inchiesta risale al 4 dicembre del 2019 quando gli investigatori del Gruppo Carabinieri Forestale Nipaaf di Latina chiedono nel corso di un controllo dei documenti a padre e figlio.

«Si vedevano costretti a non attestare falsamente la movimentazione di sangue proveniente dalla Orma Ambiente - ha osservato il gip - provocando un forte disaccordo con gli altri. Il motivo trainante della gestione - ha aggiunto il giudice - è da ricercare nell'ingiusto profitto ottenuto dal risparmio di denaro per il mancato conferimento di sangue nelle aziende autorizzate che hanno guadagnato». Nei prossimi giorni padre e figlio saranno ascoltati per l'interrogatorio di garanzia.