Sul telefono cellulare del tecnico radiologo arrestato per violenza sessuale aggravata ed esercizio abusivo della professione medica, ci sono almeno dieci filmati della durata complessiva di oltre un'ora, compresi anche i «tempi morti» che ritraggono altrettante pazienti seminude o in abiti succinti mentre vengono visitate e in alcuni casi palpeggiate da Roberto D.V., queste le sue iniziali, una vita e un lavoro normale fino all'altro giorno quando non è scattato l'arresto da parte della Squadra Mobile con gravi accuse che ora rischiano anche di appesantire il quadro indiziario.

E' questo quello che emerge dall'analisi dei filmati e in base a quanto stanno ricostruendo gli investigatori che cercano di identificare le nuove vittime, a quanto pare tutte maggiorenni e residenti in provincia di Latina. Sono tutte finite nell'obiettivo del cellulare dell'uomo. Dagli accertamenti sono emersi i palpeggiamenti da parte del tecnico nelle parti intime, a partire dal seno. Secondo la ricostruzione degli inquirenti in un caso una ragazza è stata fatta mettere di spalle con lui che era di dietro e le dava indicazioni su come si doveva svolgere la visita, anche se non era medico.

I riscontri che emergono sono diversi a partire prima di tutto da un elemento di primo piano: il cellulare era posizionato su una mensola in una stanza accanto a quella dove la paziente veniva visitata. E' stato proprio a seguito della prima denuncia dello scorso 23 dicembre che gli investigatori della Mobile hanno raccolto un indizio chiave: il cellulare e la prova che la versione della parte offesa era non solo convincente ma genuina. Se in sede di interrogatorio di garanzia l'indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha rilasciato spontanee dichiarazioni dicendo di essere estraneo ai fatti. C'è da sottolineare che le indagini proseguono e gli inquirenti - coordinati dal Procuratore Aggiunto Carlo Lasperanza e dal pm Antonio Sgarella, titolare dell'inchiesta - confidano di raccogliere altre prove. Intanto a margine dell'interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Molfese, il legale dell'indagato ha chiesto la revoca della misura. Una volta che arriverà il parere della Procura, la difesa scioglierà la riserva così come i legali di Roberto D.V., stanno valutando se impugnare il provvedimento al Tribunale del Riesame di Roma. Secondo il giudice che ha firmato il provvedimento restrittivo, la condotta dell'indagato è seriale in base agli elementi che sono stati raccolti nel corso delle indagini. Le donne sono state riprese sia soltanto con gli slip che in abiti succinti e questo ha lasciato ipotizzare agli inquirenti ad una condotta reiterata e sulla scorta di queste valutazioni, è stata disposta come misura cautelare quella degli arresti domiciliari per il pericolo di reiterazione del reato. La Procura ha contestato la violenza sessuale con l'aggravante della minore età di due parti offese che fino a questo momento hanno denunciato i fatti. L'episodio aveva suscitato grandissimo sconcerto tra i colleghi del 57enne la cui fedina penale è immacolata e che era apprezzato come tecnico.