In gergo si chiamano «cavalli», sono assaggiatori di droga, ne testano la qualità e sono persone che rischiano molto. Pure nel gruppo che gestiva il filone degli stupefacenti ve ne erano e uno di questi si chiama Antonio Reale, che secondo il capo di imputazione «partecipa alla vendita di sostanza stupefacente del sodalizio, si occupa del taglio e del confezionamento delle dosi di droga, assaggia i campioni di stupefacente portati ai vertici del sodalizio per esprimere una valutazione in ordine alla qualità della droga che il sodalizio si accinge ad acquistare». Insomma un uomo di fiducia che dava l'ultima parola prima della fornitura finale».

Il traffico di sostanze stupefacenti è il core business sia del gruppo di Antonio Antinozzi che di quello di Ettore Mendico, i quali nonostante le liti recenti avevano comunque mantenuto una sorta di collaborazione su quella piazza. E nella descrizione dell'attività principale del gruppo, il gip scrive infatti: «... sostanza stupefacente del tipo cocaina e hashish veniva venduta al dettaglio nelle piazze di spaccio ubicate nei territori di SS Cosma e Damiano, Castelforte e comuni limitrofi, gestite da appartenenti al sodalizio ovvero da terzi con il mantenimento del controllo di dette piazze di spaccio mediante il contrasto ovvero la spartizione del territorio con altre associazioni criminali dedite ai medesimi delitti e in particolare l'associazione facente capo alla famiglia Mendico».

In questo contesto tipicamente commerciale trovano posto i mediatori come Agostino Di Franco, il quale «organizza l'associazione in particolare si occupa del reclutamento di nuovi pusher, mantiene rapporti con soggetti che fungono da intermediari nell'acquisto di sostanza stupefacente come Nicola Schiavone, mantiene contatti con i fornitori di droga del sodalizio come Casaburi Ciro, dà ausilio ai vertici del sodalizio eliminando le tracce del reato all'atto della esecuzione di perquisizione presso i locali dell'abitazione di via Ceracoli, partecipa al taglio e al confezionamento della sostanza stupefacente, partecipa alla vendita».

L'approvvigionamento di droga non è una questione di poco conto e in genere tutti gli affiliati si danno da fare per trovare nuovi e più solidi canali.
Per esempio una delle pedine più importanti, ossia Vincenzo De Martino, nipote di Antonio Antinozzi «quando è ristretto presso il carcere di Frosinone stringe accordi e alleanze con altri gruppi criminali come i Parisi di Bari in ordine alla fornitura di sostanza stupefacente».

Il vero nome carismatico resta quello di Antonio Antinozzi, detto Trippetta, che nelle informative dei carabinieri viene descritto come il «capo dell'organizzazione e fino al momento del suo arresto costituisce il punto di riferimento di tutti i sodali, compreso il figlio, Decoroso Antinozzi, ed il nipote De Martino Vincenzo. Si tratta di un soggetto che gode, nella zona di Santi Cosma e Damiano, di una elevata fama criminale, dovuta alla previa partecipazione all'associazione di stampo mafioso capeggiata da Ettore Mendico e Orlandino Riccardi. Il nome dell'Antinozzi viene infatti evocato per incutere timore nei clienti e nei collaboratori e ottenere i pagamenti dello stupefacente venduto a credito».