Lo scenario che emerge nelle carte dell'inchiesta Tacita Muta, è quello di una violenza fisica e verbale, sotto alcuni punti di vista invisibile al punto che la parte offesa è molto reticente nel riportare alcuni riferimenti che possano pregiudicare la vita ad altre persone che potrebbero essere coinvolte in una situazione più grande di loro.

Così come il giudice Giorgia Castriota che ha firmato il provvedimento cautelare, ha descritto anche la condotta degli esercenti di una attività commerciali, rimasti impassibili di fronte all'escalation di violenza e all'aggressione subita dalla parte offesa.

Nonostante le rassicurazioni ricevute spicca in particolare - leggendo l'ordinanza - il forte stato di ansia e agitazione della vittima. «Anche adesso vive in una situazione di timore e sentita più volte su alcuni punti chiave della vicenda, ha tentato in tutti i modi di riferire i nomi di persone - ha annotato il gip - che potrebbero confermare molti degli episodi denunciati per non coinvolgerle in una situazione molto pericolosa». Ad esempio per fare il nome di una persona con un semplice riferimento, ci sono volute ben quattro audizioni davanti agli investigatori, a testimonianza della paura. Sempre secondo il giudice se in libertà gli indagati possono condizionare la vittima e le persone chiamate a riscontrare le dichiarazioni, costringendole a rimettere le querele o cambiare la ricostruzione dei fatti con atti violenti o intimidatori».

Nel provvedimento il magistrato ha analizzato anche la personalità degli indagati: di Remo Favero e Fabrizio Marchetto e ha spiegato che. «Appare allarmante l'ulteriore circostanza costituita dal fatto che entrambi all'atto della consumazione del reato erano sottoposti alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, dimostrando in questo caso totale spregio delle prescrizioni dell'autorità giudiziaria e rendendo evidente l'assoluta inidoneità di misure diverse dalla custodia cautelare in carcere».

L'operazione Tacita Muta condotta dagli agenti della Squadra Mobile, coordinati dal dirigente Giuseppe Pontecorvo, aveva portato a contestare diversi reati, dall'estorsione allo stalking. Era nata dopo la denuncia presentata da un uomo vittima di una aggressione da parte di Marchetto e dei due figli. La vittima era stata anche inseguita e aveva rischiato di essere investita da un'auto che procedeva a folle velocità. A testimonianza della fortissima paura, in sede di denuncia aveva aggiunto di non conoscere Marchetto e di ignorare inoltre le ragioni del pestaggio. Il momento più drammatico è stato quando l'uomo si è visto recapitare nella cassetta della posta una lingua di un animale mozzata: si trattava di un chiarissimo atto intimidatorio. La risposta alle modalità intimidatorie arriva dalla decisione di cambiare completamente stili e abitudini di vita da parte della vittima. Domani intanto il via con il via con i primi interrogatori davanti al magistrato.