Due anni e due mesi di reclusione. E' questa la sentenza emessa ieri pomeriggio dal giudice monocratico del Tribunale Enrica Villani, nei confronti di un uomo accusato di maltrattamenti in famiglia e stalking. Sul banco degli imputati N.A., queste le sue iniziali, operaio, residente a Latina, accusato in base a quanto ricostruito dagli investigatori della polizia di aver maltrattato la compagna e le figlie della donna, nate da una precedente relazione. Le condotte sono state tutte univoche secondo gli inquirenti e hanno provocato penose condizioni di vita che hanno completamente stravolto il menage quotidiano.

Sempre secondo quanto prospettato dagli inquirenti, l'imputo ha anche percosso con ceffoni e pugni la compagna. Queste condotte sono state accompagnate anche da insulti e comportamenti volgari. E poi la Procura aveva contestato anche un altro fatto molto grave: alle scene di violenza assisteva una minore. E' questo il contenuto di uno dei capi di imputazione per dei fatti avvenuti nel capoluogo pontino nel 2015 e nel 2016. Ieri è stata messa la parola fine a tutta la vicenda con la sentenza. Nel corso della sua requisitoria la pubblica accusa aveva chiesto la condanna a tre anni mentre la difesa dell'imputato, rappresentata dall'avvocato Giovanni Codastefano, ha cercato di scardinare le accuse che poggiavano le basi in particolare sulle dichiarazioni rilasciate dalla parte offesa.

Nel capo di imputazione che ha portato l'uomo al processo, gli inquirenti hanno sottolineato il fortissimo clima di tensione che si respirava in casa e poi anche altri elementi tra cui le minacce di morte. In una occasione la parte offesa aveva prospettato all'ex compagno di voler cessare il rapporto e lui per tutta risposta aveva detto che nel pomeriggio voleva prendere una pistola e li avrebbe ammazzati in quanto non aveva nulla da perdere.