Una sottile ma molto insidiosa iniziativa politica e legale sta per mettere il Comune di Latina contro il colosso Roma Capitale sul caso del trasferimento dei rom. Davide contro Golia. E una questione di principio sul trattamento delle persone di etnia rom. Oggi pomeriggio la vicenda approda nella Commissione Servizi Sociali dove l'assessore Patrizia Ciccarelli comunicherà che si sta valutando insieme all'Avvocatura di porre un quesito circa il contenuto discriminatorio della razza e dell'etnia del bando del comune di Roma per il trasferimento dei rom.

Il terzo lotto che estende la ricollocazione oltre il Comune di Roma, riguarda le province di Latina e Frosinone per un totale di circa 20 unità. Ma il punto di fondo sembra essere un altro: nel capitolato si adottano le stesse misure che figurano nei bandi del Ministero dell'Interno per i rifugiati, dunque persone appena arrivate in Italia, mentre nel caso di specie si tratta di gruppi che si trovano a Roma anche da decenni. In apparenza sembra solo una sfida politica e soprattutto culturale che pone in pessima luce l'amministrazione di Roma, la quale, d'altro canto, non ha mai davvero affrontato la questione dei campi rom né le relative condizioni igienico-sanitarie.

Sullo sfondo ci sono però almeno un altro paio di questioni. La prima è la possibilità di inficiare il bando e di imporre la trattativa sulla modalità di trattamento dei gruppi di etnia rom. La seconda è più ideologica e afferisce il servizio che si vuole mettere in campo per le dislocazioni dei rom, nonché su chi sosterrà economicamente quel servizio. A latere resta sempre il percorso giudiziario già avviato dall'amministrazione provinciale e con il quale si chiede di annullare i bandi del Comune di Roma. Un ricorso su cui c'è stato già un primissimo pronunciamento del Tribunale amministrativo, che ha rigettato la richiesta di un decreto di sospensione.