Hanno negato le accuse respingendo gli addebiti contestati e hanno parlato per oltre un'ora. Si è svolto ieri mattina l'interrogatorio di Roberto e Michele Martena, padre e figlio, finiti agli arresti domiciliari nell'inchiesta Sangue amaro, condotta dall'Antimafia su un presunto traffico illecito di sangue animale e al relativo smaltimento.
I due imprenditori pontini, difesi dall'avvocato Giuseppe Fevola, hanno parlato per oltre un'ora sostenendo che non erano a conoscenza del traffico illecito del liquido ematico e che erano all'oscuro delle condotte contestate degli altri indagati, a partire da una società: la Orm.

Hanno infine aggiunto che la Ilsap è una azienda che esiste dal 1986 e che ha un centinaio di dipendenti con un fatturato importante e che certamente non hanno commesso alcun reato per consentire ad un altra società di avere un risparmio di 10mila euro a beneficio della Orm. La difesa ha annunciato che presenterà ricorso al Tribunale del Riesame avverso il provvedimento restrittivo firmato dal magistrato che ha accolto la prospettazione della Procura. Nei confronti degli indagati, i pm hanno contestato anche il vincolo associativo e reati in materia di tutela ambientale. L'inchiesta dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Lecce portata a termine insieme agli investigatori del Nipaaf, è scattata dopo un dettagliato esposto presentato nel 2018 da alcuni residenti di un centro in provincia di Brindisi che si lamentavano per alcuni odori nauseabondi che provenivano da una zona industriale. Dai successivi accertamenti è emerso che il materiale ematico proveniente dalla macellazione degli animali, il cui iter doveva rispettare una prestabilita procedura, veniva smaltito illecitamente in alcuni terreni tra cui anche un pozzo artesiano.