È quantomai incerto il futuro del complesso immobiliare Pennacchi e non tanto perché la vendita giudiziaria è ormai prossima per buona parte delle unità mobiliari, a partire dal 9 febbraio, ma per come le diverse aste previste sono state concepite, frazionando in 265 lotti di vendita un compendio immobiliare che era nato per essere gestito in maniera unitaria, sebbene fosse costituito da 352 singole unità. Un sistema di recupero del credito non onorato dalla proprietà, quello studiato dalla curatela, che rischia di trasformarsi in una trappola per tutti i soggetti interessati all'acquisto di appartamenti, negozi e autorimesse.

Sin da quando fu progettato, per sostituire la Casa del Contadino demolita agli inizi degli anni Sessanta, il complesso immobiliare incastonato tra via Don Morosini, corso Matteotti via Adua e via Pisacane era destinato a rimanere sotto il controllo di un unico proprietario e gestore. Nel corso degli anni, infatti, non è stato venduto nulla e la proprietà ha sempre mantenuto la vocazione iniziale per quasi sessant'anni: gestire quel patrimonio esclusivamente con i contratti di locazione.
Per questo motivo le utenze sono rimaste centralizzate, legate a un'unica rete che prevede la suddivisione dei costi in base alla metratura e alla destinazione urbanistica delle singole unità immobiliari. Per questo, snaturare quel progetto di gestione immobiliare risulta praticamente impossibile, se non attraverso un colossale intervento di ristrutturazione. Basti pensare che oltre al più noto "grattacielo" Pennacchi, sviluppato su ventidue piani che contano 116 abitazioni, tolti i primi due piani di uffici, lo stesso complesso immobiliare è composto anche di di altri due edifici prevalentemente residenziali, uno che affaccia su corso Matteotti, alto otto piano per 49 appartamenti tranne il primo piano di uffici, e un altro sul lato di via Pisacane che invece di piani ne conta dieci per 58 abitazioni. Il tutto collegato da una piastra commerciale al piano strada e un piano interrato suddiviso tra garage, magazzini e depositi.

L'opera di suddivisione dell'intero compendio immobiliare è stata portata avanti in maniera poco lungimirante. Basti pensare che alla vecchia proprietà sono rimaste 87 unità immobiliari svincolate dal pignoramento, individuate in ordine sparso tra gli edifici, alimentando i problemi di gestione anche per la stessa società finita al centro dell'esecuzione immobiliare.

Le sviste nella gestione della curatela sono piuttosto evidenti e ruotano attorno alla gestione degli spazi comuni. Aspetto cruciale per la gestione futura dell'intero complesso che è stato tralasciato anche dalla consulenza tecnica d'ufficio. Perché le parti comuni sono tanto rilevanti da non rendere indipendenti le singole unità immobiliari. Del resto ogni parte comune, resta tale in fatto, ma non in diritto perché resta sotto il controllo della società pignorata che ne concede l'utilizzo ai propri inquilini titolari di un contratto di locazione.

Insomma, procedendo alla vendita delle singole unità immobiliari, così come sono state individuate per i lotti di vendita, viene a mancare l'accessorietà alle parti comuni, la connessione materiale tra loro esistente e le eventuali dotazioni condominiali. Insomma, per scongiurare confusione in futuro, servirebbe una riorganizzazione dei lotti di vendita e una visione più ampia della loro gestione. Senza dimenticare che il piano interrato non potrebbe essere ceduto a terzi perché ospita gli impianti che servono i condomini sovrastanti, come le pompe dell'antincendio, e dovrebbe garantire i posti auto necessari per l'abitabilità delle residenze sovrastanti.