Una istigazione alla corruzione con la promessa di duecentomila euro in cambio di ottenere buoni uffici presso i vertici di rappresentanze associative di categoria, con lo scopo ultimo di superare il problema dell'avvenuta revoca del servizio di raccolta dei rifiuti nel territorio del Comune di Cori, revoca disposta nel 2016 dal Consorzio Cns su sollecitazione dell'allora sindaco Tommaso Conti in danno della società Asa, ritenuta responsabile di gravi inadempienze nella gestione del servizio.



Per i pubblici ministeri Daria Monsurrò e Valerio De Luca, a conclusione delle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Latina, il caso avrebbe dovuto prendere la via dell'archiviazione, perché l'istigazione alla corruzione c'è stata, ma non sarebbe stata accolta, circostanza che avrebbe reso arduo sostenere l'accusa in un processo. Per il Giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario invece, la fattispecie prevista dall'articolo 322 comma 2 del codice penale incrimina la condotta anche nella ipotesi in cui la promessa non venga accettata, e dunque nei giorni scorsi il giudice ha trasmesso in Procura l'ordinanza che dispone la formulazione di imputazione, concedendo ai pubblici ministeri dieci giorni di tempo per provvedere nei confronti di sei persone: Domenico Capitani, Francesco Bovolenta, Angelo Fanfarillo, Silvio Fanfarillo, Gabriele Pandolfi e Lubiana Restaini.


L'indagine era nata dagli accertamenti in corso per un'altra inchiesta, (quella che avrebbe portato in carcere Angelo Fanfarillo con accuse dalle quali sarebbe stato poi assolto), e le attività invstigartive si erano concentrate sulla società Asa, riconudcibile a Domenico Capitani, al suo entourage e ad alcuni outsider che insieme avrebbero concorso nel perseguimento dell'obiettivo dello stesso Capitani, quello di fare in modo che Asa tornasse a gestire il servizio dei rifiuti nel Comune di Cori. Lo scoglio da superare era quello del Cns, e la strategia per arrivare ai vertici del Consorzio è ben delineata dagli inquirenti: Capitani si attiva attraverso un suo incaricato, Francesco Bovolenta, per avere un contatto con Renato C. e attraverso questo con un ex deputato, Antonio B., ritenuto la persona giusta per scalfire qualsiasi resistenza del Cns a riattivare il servizio servendosi di Asa.