«In merito alla notizia apparsa oggi sulla stampa locale, in merito all'offerta risarcitoria strumentalmente avanzata dal sig. Sergio Gangemi per mezzo del suo difensore, l'Amministrazione comunale ribadisce la ferma volontà di non voler accettare alcuna somma – nemmeno a titolo simbolico – dall'imputato, a tutela dell'immagine e del buon nome della collettività apriliana. Ancora una volta confidiamo nell'operato della magistratura penale e del suo giudizio, ritendendo sin d'ora che l'unico ristoro accettabile sarà quello indicato dai giudici di Appello». Semplice e concisa la nota dell'amministrazione comunale di Aprilia in merito alla proposta di una quantificazione dell'eventuale danno - di immagine o quant'altro - da parte di Sergio Gangemi. La posizione del Comune ricalca ciò che aveva sostenuto all'epoca dell'avvio del procedimento che vedeva l'imputato rinviato a giudizio insieme al fratello, a Patrizio Forniti e a Mirko Morgani per gli attentati e l'estorsione a danno di due imprenditori, uno di Aprilia e l'altro di Torvaianica - processo da cui la posizione di Sergio Gangemi venne stralciata e per cui arrivò la condanna. Il Comune di Aprilia (e quello di Pomezia) venne infatti accolto in giudizio come parte civile, ma poi venne di fatto escluso dalla quantificazione di un eventuale danno e dal risarcimento. Adesso la mossa dell'imputato che si appresta ad essere giudicato in Appello - la prossima settimana spingerà la stessa amministrazione a valutare la reiterazione di una richiesta risarcitoria che però, come è chiarito dalla nota del Comune, sarà sempre e solo quella stabilita dal giudice. Dall'imputato - lo ha ribadito lo stesso primo cittadino ieri al telefono - non vogliono nulla.

Le accuse rivolte a Gangemi e ai suoi presunti complici erano gravissime e prevedevano l'aggravante del metodo mafioso. Le indagini e il castello accusatorio volevano Sergio e il fratello i mandanti di una serie di intimidazioni e attentati a colpi di pistola, di ordigni esplosivi, finanche a colpi di fucile d'assalto, nei confronti delle due vittime che avrebbero dovuto restituire milioni e milioni di euro chiesti - e ottenuti - per salvare la propria azienda. Indagini complesse e difficili visto che una delle due vittima è fuggita all'estero, l'altra per mesi ha preferito non collaborare. A Velletri, dove il processo di primo grado con un rito simile a quello abbreviato, a Sergio Gangemi si è chiuso, restano imputati gli altri tre complici che sono processati con il rito ordinario.