Non potevano non intervenire per vederci chiaro. Per verificare, nello specifico, se ci siano state eventuali responsabilità di gestione per lo scoppio del grosso focolaio che a metà gennaio si registrò nella Residenza sanitaria assistenziale Villa Silvana di Aprilia. I carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, con il consueto riserbo, stanno adesso monitorando la situazione per cercare di capire come si arrivò a contare, intorno al 18 gennaio, ben 64 positivi, per la precisione 54 ospiti e 10 operatori. L'unico aspetto della vicenda ad essere certo al momento è che i militari dell'Arma sono partiti, per tutte le verifiche del caso, dai dati forniti dal Dipartimento di prevenzione della Asl di Latina che, dal canto suo, ha sempre tenuto sotto la lente di ingrandimento sia la struttura apriliana che le altre Rsa territoriali, senza dimenticare le case di riposo.

Il cluster di Villa Silvana, come noto, deflagrò in un crescendo di positività partendo da venti contagiati per assumere, nell'arco di 48 ore, proporzioni allarmanti. Basti pensare che i 64 positivi rappresentavano, di fatto, più della metà delle persone presenti nella struttura. La maggior parte degli anziani contagiati nella Rsa di viale Europa non presentarono sintomi gravi e per questo restarono sotto osservazione, e isolati, nella stessa struttura, mentre per cinque di loro si rese necessario il ricovero: quattro all'ospedale Santa Maria Goretti di Latina e uno in un presidio della Capitale.

Come si ricorderà, Villa Silvana è stata anche tra le prime Rsa della nostra provincia - insieme alla Residenza Pontina del capoluogo e alla Villa Azzurra di Terracina - ad usufruire delle prime somministrazioni del vaccino anti-covid sia agli operatori che agli ospiti: sessanta dosi iniettate il 7 gennaio e le rimanenti 54 il giorno successivo, per un totale di 114 quantità di antidoto.