La deposizione del collaboratore di giustizia Renato Pugliese, in Tribunale nel processo per una tentata estorsione e lesioni che risale a 13 anni fa, dove è imputato, ha ricalcato quella delle precedenti udienze a partire da quando è stato ascoltato in Alba Pontina.

Lineare e circostanziata quando ha parlato di fatti, persone, luoghi e ha fornito il proprio apporto, analizzando il rapporto che aveva con gli imputati e alla fine quando ha parlato di Massimialiano Moro, ucciso 11 anni fa in Largo Cesti,. imputato nel processo per una vicenda che risale al 2008 su cui aveva indagato la Squadra Mobile. In aula  Pugliese ha offerto il proprio bagaglio di conoscenze parlando degli imputati a partire da Moro, proprio Il giorno dopo gli arresti, per l'esecuzione della sera del 25 gennaio.

Uno dei temi del processo è stata la figura del 46enne, ucciso per una vendetta maturata nel giro di poche ore dopo l'attentato al Pantanaccio a Carmine Ciarelli. Pugliese è partito prima di tutto da una data che lo ha portato a Moro: il 2003 quando lo ha conosciuto tramite il padre Costantino Cha Cha Di Silvio. ha raccontato che fino a 15 anni era un ragazzo normale e non aveva problemi e poi ha iniziato ad andare in giro con lui, con Moro. <Faceva di tutto>.

<Quando è stato ucciso ero detenuto>, ha detto. Il processo che riguarda una gambizzazione ad Aprilia avvenuta nel 2008 vede sul banco degli imputati con l'accusa di tentata estorsione, minacce e lesioni personali contestate a vario titolo: Paolo Peruzzi, Renato Pugliese, Francesco Fanti, Andrea Pradissitto, Antonio Sebastiani, Fernando Mangiapelo, Celestino Usai, Francesco Viola, Angelo Travali.