Sono stati rinviati a giudizio per la frode con la Legge Bersani e il processo inizierà il prossimo 23 settembre. E' quello che ha deciso il giudice per l'udienza preliminare Giuseppe Molfese, nei confronti di tre imputati accusati di una frode assicurativa che era stata scoperta dalla polizia locale. Da Milano dove all'inizio erano scattati gli accertamenti, il fascicolo era finito a Latina. Era stato il pubblico ministero Claudio De Lazzaro, titolare dell'inchiesta a chiedere il rinvio a giudizio. Dopo che è stata fissata l'udienza preliminare ieri si è svolta la discussione con il magistrato Giuseppe Bontempo che ha chiesto il processo mentre il legale dei tre imputati, l'avvocato Sandro Marcheselli ha puntato sul non luogo a procedere nei confronti di S.P., E.P. e A.R., tutti domiciliati a Latina di età compresa tra i 56 e i 49 anni. Al termine della camera di consiglio il giudice ha sciolto la riserva e ha disposto il processo. In aula si andrà tra sette mesi. La truffa milionaria era stata architettata da una coppia del capoluogo pontino ai danni delle compagnie assicurative con delle modalità diverse dal solito. Le indagini erano iniziate dopo una denuncia presentata dalla Genialloyd che aveva chiesto alla Procura di Milano di esercitare l'azione penale. Secondo la ricostruzione della polizia, gli imputati, facevano stipulare Rc auto agli stranieri e in un secondo momento lucravano sulla riduzione della classe di merito con stati di famiglia che erano contraffatti.
«In concorso tra loro avvalendosi della qualifica di broker e intermediario assicurativo - ha ribadito il pm nel capo di imputazione - al fine di consentire ad altri di ottenere un premio assicurativo inferiore, secondo l'agevolazione prevista, contraevano on line una polizza assicurativa per un veicolo fornendo alla compagnia assicurativa Genialloyd i dati anagrafici di un contraente residente in Moldavia con residenza falsa da quella reale indicata al terminale dell' Aci e fornivano la residenza di una donna anche lei nata in Moldavia anziché quella reale».
Il metodo era molto semplice: l'assicurazione veniva stipulata a stranieri mai assicurati in Italia con l'ultima classe di merito e dopo il pagamento della prima rata dell'assicurazione, i sedicenti broker iniziavano l'iter grazie alla legge Bersani. L'ingiusto profitto - secondo gli investigatori - riguardava la differenza tra il premio assicurativo versato dai clienti e la tariffa scontata dal decreto.