La residenza di una bidella e i suoi legami economici con la ndrina dei Brugnano ha portato, ieri mattina, la Dda di Bologna ad effettuare una serie di perquisizioni anche in città in relazione all'ultima operazione «Perseverance», che ha riguardato soprattutto Modena e Reggio Emilia e gli affari della famiglia Sarcone. Si tratta di due nomi pesanti della ndrangheta calabrese «emigrata» in Emilia Romagna per affari e poi penetrata nel tessuto economico. Il legame con Latina è rappresentato da una collaboratrice scolastica, Stefania G. che però risulta anche imprenditrice, in pratica prestanome del sodalizio criminale. A parlare di lei è stato il collaboratore di giustizia Angelo Salvatore Cortese. La donna da accertamenti sul database Inps è risultata «svolgere, in modo non continuativo, l'attività lavorativa di collaboratrice scolastica (bidella) presso vari istituti scolastici delle province di Reggio Emilia (dal gennaio 2001 al novembre 20 12) e Latina (dal marzo 2013 al maggio 2017)», conservando poi rapporti con la città che hanno prodotto le verifiche di ieri. Negli stessi anni in cui risultava collaboratrice scolastica era anche inserita come imprenditrice, socio o amministratore, di società riconducibili ai Sarcone.

Questa indagine traccia le performance più recenti della ndrangheta in emilia Romagna, condotte soprattutto tenendo in apparenza un basso profilo che in un batter d'occhio poteva essere sostituito dalla violenza. Secondo l'indagine chiamata «Perseverance» il gruppo aveva comunque raggiunto un certo consenso sociale per la sua capacità di «risolvere i problemi». Sono questi gli elementi cardine emersi in «Perseverance», un'operazione che ha riguardato principalmente Modena e Reggio Emilia. Uno degli episodi registrati dagli investigatori riguarda però Salvatore Muto, subentrato ai fratelli Antonio e Luigi di recente condannati in appello nel maxi processo Aemilia. Dieci le misure cautelari notificate ieri mattina (7 custodie in carcere, 2 arresti domiciliari e una misura interdittiva) nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti gravemente indiziati di reati di associazione di tipo mafioso, finalizzata, tra l'altro, all'estorsione e al trasferimento fraudolento di valori mediante l'attribuzione fittizia della titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, «ovvero di agevolare la commissione dei delitti di riciclaggio e di reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, anche tramite falsità ideologiche in atti pubblici commesse da pubblici ufficiali e da privati.