Uno dei principali testimoni della pubblica accusa nel processo per l'inchiesta Don't touch, Roberto Toselli, avrebbe continuato a subire ritorsioni da parte dei Travali che aveva denunciato, bersagliato dietro le sbarre quando gli è capitato di condividere lo stesso istituto penitenziario con loro. A dichiararlo ai magistrati nell'ultimo anno è stato lo stesso Toselli, ex rapinatore e spacciatore che nel 2014 aveva subito una ritorsione dal sodalizio di Angelo "Palletta" per un debito di droga. Detenuto per una vecchia condanna, ha ottenuto di poter parlare con magistrati della Dda su una serie di episodi che aveva puntualmente segnalato, ma per i quali i pm hanno chiesto l'archiviazione perché la parte offesa non avrebbe mai formalizzato la querela: la sua dichiarazione è finita comunque agli atti della recente operazione Reset per documentare lo spessore dei Travali, finiti al centro della nuova inchiesta che attraverso le rivelazioni dei collaboratori di giustizia contesta loro casi inediti di estorsioni e traffico di droga con l'aggravante del metodo mafioso, risalenti al periodo in cui era attivo il loro sodalizio criminale.

La vita dietro le sbarre, negli ultimi anni, è stata travagliata per Roberto Toselli perché ha avuto la sfortuna di fare il suo ingresso in carcere, per scontare una pena definitiva per rapina, pochi mesi dopo gli arresti dei Travali che aveva denunciato dopo una lunga serie di minacce e ritorsioni culminate nel pestaggio di suo padre: a fronte di un debito di droga, si era ritrovato sotto strozzo e i sodali di "Palletta" erano arrivati al punto di chiedergli in cambio la casa popolare per estinguere la pendenza. Fatto sta che una volta recluso si era ritrovato a dover fronteggiare i tentativi di intimidazione da parte del sodalizio che aveva contribuito a far arrestare, venendo a conoscenza anche di una vendetta che l'esecutore materiale gli aveva confessato dopo essersi rifiutato di portare a termine la missione. Tant'è vero che il giovane di viale Nervi, salvato in tempo da un tentativo di suicidio in cella, aveva persino imboccato la strada della collaborazione con la giustizia, salvo ripensarci dopo i primi interrogatori sostenuti.

In ogni caso le sue rivelazioni hanno costituito la base per la successiva inchiesta Alba Pontina sulla famiglia di "Lallà" Di Silvio che aveva cercato di occupare il vuoto lasciato dai Travali, circostanza che ha finito per esporlo ulteriormente alle ire dei suoi aguzzini. Così Roberto Toselli è tornato a chiedere di essere ascoltato dai magistrati della Dda e l'interrogatorio ha avuto luogo nel luglio dello scorso anno: ascoltato in video conferenza dai sostituti procuratori dell'Antimafia di Roma, il trentenne ha dichiarato di essere stato vittima di un'aggressione e di avere ricevuto minacce più di una volta, direttamente dai Travali.

I fatti si sarebbero consumati nell'istituto detentivo di Viterbo nel periodo in cui, come accertato dall'autorità giudiziaria, Roberto Toselli ha condiviso lo stesso carcere con le altre persone coinvolte. Stando a quanto riferito nel corso dell'interrogatorio di luglio, agli inizi dello scorso anno a picchiarlo sotto la doccia, con una cinghia, sarebbe stato un detenuto campano che lui sapeva essere amico di Angelo Travali, per conto del quale gli avrebbe anche riferito delle minacce: in un primo momento la vittima aveva detto di essere caduto, poi si era convinto a segnalare l'accaduto. Sarebbe stato lo stesso picchiatore, in un secondo momento, a rivelargli di avere ricevuto da Palletta l'ordine di aggredirlo.

Qualche mese dopo, mentre si trovava in uno spazio comune del carcere, aveva incrociato, nello stesso penitenziario, il fratello di Palletta, Alessandro Anzovino, che lo avrebbe intimorito dicendogli «Sei stato bravo, ti devo ammazzà» riferito al fatto che aveva fatto arrestare i fratelli. E infine l'incontro con lo stesso Angelo Travali, che risalirebbe ai primi giorni di detenzione a Viterbo. Palletta gli avrebbe sputato addosso e lanciato una busta, dicendogli esplicitamente: «Quando esco ti ammazzo». Per questo Toselli, ristretto in una sezione protetta, chiedeva tutela per i familiari a Latia.