Sarà sciolta nelle prossime ore, probabilmente domani, la decisione dai giudici del Tribunale del Riesame di Roma sulla richiesta presentata da Ferdinando Ciarelli detto Furt per l'omicidio di Massimiliano Moro, avvenuto il 25 gennaio del 2010 in Largo Cesti a Latina in quella che è passata alla storia come «Guerra criminale». La difesa aveva presentato ricorso avverso il provvedimento restrittivo emesso dal gip del Tribunale di Roma su richiesta dei magistrati dell'Antimafia e ha cercato di smontare le accuse, partendo prima di tutto da quello che secondo i legali anche degli altri indagati è un punto cruciale: le dichiarazioni rilasciate dai collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo.

Nei prossimi giorni sarà discusso anche il ricorso presentato da Andrea Pradissitto, difeso dall'avvocato Conca, arrestato insieme a Simone Grenga e a Ferdinando Ciarelli detto Macù.

Il giudice nel provvedimento restrittivo aveva sostenuto che le rivelazioni dei pentiti hanno permesso di acquisire «gli elementi che all'epoca dei fatti mancavano per una compiuta ricostruzione del delitto che già da allora traspariva sotto un profilo logico, risultando carente - aveva sostenuto il magistrato - sotto un profilo spiccatamente processuale. L'omicidio aveva la palese finalità, da parte del sodalizio di riaffermare il proprio potere sui traffici illeciti nel contesto locale pontino». Nel capo di imputazione i magistrati hanno contestato l'aggravante della premeditazione. «Mediante la pianificazione e la predisposizione di uomini e mezzi, nonché munendosi di armi, cagionavano il decesso di Massimiliano Moro attingendolo con due colpi di pistola, uno al collo e l'altro alla nuca».

Dall'appartamento di Largo Cestu, furono presi alcuni telefoni cellulari e nel corso delle indagini è emerso inoltre che poco prima della sua morte, alle 20,37 a Moro era arrivata una telefonata. «Per compiere l'omicidio - ha osservato il giudice - era necessario vincere la proverbiale prudenza del Moro e la risposta criminale è stata immediata ed eclatante». L'indagine condotta in un primo momento dalla Procura di Latina e dal pm Marco Giancristofaro, si era inserita nell'ambito della «Guerra criminale», scoppiata nel capoluogo pontino undici anni fa, nel 2015 il pm in base alle risultanze investigative che erano emerse aveva chiesto al gip di Latina l'archiviazione non ravvisando i margini per contestare le accuse.

Adesso la tenuta dell'inchiesta passa attraverso il Riesame che domani scioglierà la riserva.