Un anno di reclusione a fronte di una richiesta di tre anni e otto mesi formulata dalla pubblica accusa nei confronti dell'imputato, S.B., queste le sue iniziali, 50 anni, un agricoltore. Si è chiuso ieri davanti al giudice monocratico del Tribunale di Latina Francesca Coculo, il processo nei confronti di un uomo accusato di estorsione e poi di violazione di domicilio con un trattore. La parte offesa è un parente che si è costituto parte civile ed è rappresentato dall'avvocato Lucio Teson. Il reato di estorsione è stato derubricato in lesioni e sono rimasti in piedi gli altri capi di imputazione tra cui la detenzione illegale di arma in luogo pubblico. I fatti sono avvenuti in aperta campagna, al confine tra i territori di Latina Scalo e Sezze Scalo nel giugno del 2019 quando l'uomo, al termine di una lite da toni sempre più accesi e a quanto pare molto alterato dal punto di vista psicologico, si è messo alla guida di un trattore e ha violato l'abitazione di un parente che confina con il suo terreno. La scena sembrava quella di un film: il mezzo pesante non si fermava e andava avanti e ha prima sfondato il cancello e la rete di recinzione e a seguire ha abbattuto alcuni alberi da frutto, tra cui un ulivo e un pero e poi ha speronato alcuni trattori.

Ma la sequenza non era finita come ha ricostruito anche il magistrato inquirente. S.B., aveva impugnato il calcio di un fucile danneggiando il vetro di una finestra e in un secondo momento - sempre secondo l'accusa - l'imputato ha anche colpito i parenti con cui aveva litigato con calci e pugni per farsi dare una somma di denaro pari a 50 euro. Il dissido era esploso in tutta la sua rabbia e aggressività la sera del 14 giugno del 2019 e subito era scattato l'allarme al 112. Erano stati i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Latina ad intervenire insieme ai colleghi di Borgo Sabotino e a bloccare l'uomo che era stato arrestato. Ieri si è svolto l'ultimo atto del processo e il dibattimento si è concluso con la pubblica accusa che ha ricostruito i fatti contestati, chiedendo alla fine la condanna per l'uomo per una pena superiore ai tre anni di reclusione. Il quadro processuale infatti era molto articolato, mentre il difensore dell'uomo ha cercato di scardinare le accuse e alla fine il reato di estorsione - contestato in un primo momento dalla Procura nei confronti dell'imputato - è stato derubricato e il quadro processuale si è ridimensionato rispetto a quanto richiesto dall'accusa. In sede di indagini preliminari il pm Bontempo aveva disposto l'arresto dell'uomo. Al termine della camera di consiglio il giudice ha emesso la sentenza, scontato che una volta che si conosceranno le motivazioni la difesa presenterà ricorso in Appello.