È arrivata la condanna definitiva per Aurelio Silvestrini, uno dei due trentenne arrestati nell'aprile del 2018 per la scorta di droga che nascondevano in casa, un appartamento ai piani alti del grattacielo Pennacchi. Dichiarando inammissibile il suo ricorso, la Suprema Corte di Cassazione ha confermato la sentenza pronunciata dalla Corte d'Appello che aveva rivisto al ribasso la pena stabilita dai giudici di primo grado, passando da sei anni di reclusione a quattro anni e quattro mesi per il possesso degli stupefacenti ai fini di spaccio, quasi un chilo e trecento grammi tra cocaina e hascisc.

L'arresto di Silvestrini, finito quel giorno in manette insieme a Monir Dridi, era scattato durante uno degli accurati servizi di controllo che la Squadra Volante in quel periodo stava effettuando in maniera mirata per contrastare lo spaccio in città. Uno dei diversi blitz, il più proficuo stando alla quantità di stupefacenti recuperata, effettuati proprio nel condominio di via Don Morosini che in quel periodo era diventato una comoda base operativa per i giovani spacciatori emergenti, vuoi per la collocazione in centro, tra l'altro a due passi dalla zona vuoi, vuoi per la facilità di trovare appartamenti in affitto.

Fatto sta che dopo un controllo in strada, sotto casa, i poliziotti avevano deciso di procedere con la perquisizione domiciliare perché insospettiti dall'atteggiamento dei due giovani. Così da un cassetto della camera da letto erano saltati fuori otto panetti di hascisc da un etto l'uno e poco meno di mezzo chilo di cocaina ancora conservata in un sacchetto. Il tutto corredato dal materiale necessario per confezionare le dosi e 1.500 euro in contanti.
Sia Silvestrini che Dridi avevano scelto di essere giudicati con rito abbreviato dal Tribunale di Latina, ottenendo lo sconto di un terzo della pena, ma il primo dopo essersi visto condannare a sei anni di reclusione aveva fatto ricorso alla Corte d'Appello di Roma che ha applicato un ulteriore riduzione della pena pronunciandosi nel luglio del 2019. Giusto un mese dopo, ironia della sorte, un nuovo arresto per lo stesso Silvestrini, preso con un chilo e mezzo di hascisc nella capitale dove si era trasferito per scontare gli arresti domiciliari.