La Corte di Cassazione conferma la condanna per Dimitri Montenero, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dal 32enne di Aprilia.  Nei giorni scorsi la Suprema Corte ha pubblicato il dispositivo del pronunciamento espresso nel dicembre 2020, in merito all'impugnazione della sentenza della Corte di Appello del febbraio dello stesso anno che aveva rideterminato in 5 anni e 10 mesi la condanna dell'uomo nell'ambito dell'inchiesta Las Mulas, l'operazione condotta dalla Polizia che - nell'estate 2017 - aveva permesso di smantellare un'organizzazione che acquistava la cocaina dal Sudamerica per poi venderla sul territorio apriliano.

Montenero, figlio del più noto Nino, in primo grado era stato condannato a otto anni di reclusione (con rito abbreviato) dal Tribunale di Latina. A lui era stato contestato il traffico internazionale di stupefacenti la e detenzione di droga, con l'aggravante dell'ingente quantitativo perché nella sua abitazione, durante la perquisizione degli agenti della quarta sezione Squadra Mobile di Latina, furono ritrovati 18 chili di hascisc. La Corte di Appello aveva riformato la sentenza assolvendo l'imputato dalla tentata estorsione ed escluso l'aggravante dell'ingente quantità di droga riducendo la condanna a 6 anni e 10 mesi, una pena ritenuta tuttavia troppo alta da un primo pronunciamento della Corte di Cassazione che aveva: «annullato la sentenza, limitatamente al trattamento sanzionatorio», rinviando tutto ad un'altra sezione della Corte di Appello di Roma. In questo caso la sentenza nei confronti di Dimitri Montenero è stata riformata in 5 anni e 10 mesi, ma anche questa decisione è stata impugnata dal 32enne di Aprilia.

Questa volta però la Cassazione ha spiegato che: «la Corte territoriale ha correttamente rideterminato la pena nel rispetto della nuova cornice edittale e del divieto di reformatio in peius. La sentenza impugnata ha, infatti, ritenuto di individuare la pena base in misura leggermente superiore al nuovo minimo edittale in ragione della complessiva entità delle condotte dell'imputato, relativa a quantitativi rilevanti di marijuana e a quantitativi non trascurabili di cocaina, apportando, poi, aumenti in continuazione per i reati satelliti inferiori a quelli stabiliti dai precedenti giudici di merito, pervenendo a una pena complessiva inferiore a quella inflitta dalla sentenza annullata». Per questo il ricorso è stato dichiarato inammissibile, di fatto confermando la condanna a 5 anni e 10 mesi.