Era accusato di truffa. All'inizio pensava che in pochi si sarebbero accorti di quello che stava facendo. Approfittando di una buona dose di disinvoltura, invece di aiutare chi si presentava nel suo sportello per sbrigare le pratiche di natura fiscale dove lui riusciva a destreggiarsi con facilità, si è messo in tasca i soldi, a conti fatti un piccolo gruzzoletto.
Ieri pomeriggio il giudice monocratico del Tribunale di Latina Francesca Coculo, ha condannato un dipendente infedele di un patronato del capoluogo pontino, a un anno e quattro mesi di reclusione, proprio come aveva richiesto anche la pubblica accusa nel corso della sua requisitoria durante la quale aveva ricostruito i fatti. Nell'atto di citazione diretta a giudizio, il pubblico ministero Antonio Sgarrella, titolare dell'inchiesta, nata dopo alcune denunce penali, aveva sostenuto che l'imputato, T.M., queste le sue iniziali, residente a Latina di 52 anni, dopo aver elaborato e consegnato i 730 a chi chiedeva supporto e aveva bisogno di assistenza per prestazioni fiscali, si tratteneva i soldi. Sempre secondo il teorema accusatorio si è impossessato di 4mila euro «nella qualità di dipendente di un Caf e responsabile della sede di Latina, avendo il possesso per aver incassato dai soggetti avendo richiesto prestazioni al Caf e non averle rimesse sul conto corrente».

In un primo momento quando ha iniziato a circolare la notizia in tanti erano rimasti a bocca aperta e non credevano ai loro occhi l'uomo infatti ad un certo punto è diventato introvabile. Le parti offese prima hanno inviato delle lettere chiedendo dei chiarimenti in merito a quello che era successo e subito dopo hanno cercato di contattare l'uomo che però aveva fatto perdere le tracce. Le vittime hanno cercato di riavere i soldi andando a cercare l'intraprendente impiegato del patronato, fino a quando non hanno presentato una denuncia in Procura e il magistrato ha esercitato l'azione penale indagando a piede libero l'uomo che è difeso dall'avvocato Roberto D'Arcangelo. Una volta che saranno depositate le motivazioni della sentenza la difesa presenterà ricorso davanti ai giudici della Corte d'Appello. I fatti contestati dagli inquirenti e che avevano portato a processo T.E. era avvenuti nel capoluogo pontino il primo ottobre del 2017, dopo la denuncia e le successive indagini condotte dalla polizia giudiziaria e che avevano permesso di raccogliere una serie di elementi ritenuti importanti dal punto di vista investigativo, la Procura aveva disposto il via al processo (come è previsto per questi casi) rinviando a giudizio direttamente davanti al giudice monocratico Simona Sergio, il via nel dicembre del 2019 e ieri pomeriggio davanti al magistrato Francesca Coculo si è svolto l'ultimo atto. Prima la parola all'accusa, poi alla difesa. C'è da sottolineare che il patronato si era costituito in aula parte civile.