È atteso oggi davanti al giudice per le indagini preliminari Giorgia Castriota il trentaduenne Andrea Tarozzi, chiamato a riferire sulla misura cautelare adottata nei suoi confronti per il coinvolgimento nell'omicidio dell'amico Erik D'Arienzo che gli è valso le accuse di favoreggiamento e simulazione di reato per avere aiutato il quarantenne Fabrizio Moretto, poi assassinato quattro mesi dopo, nel depistaggio delle indagini. Ma una volta lasciato alle spalle l'interrogatorio di garanzia, il giovane di Bella Farnia sarà convocato a Roma per il prelievo del dna necessario a svolgere tutti i raffronti di natura genetica con le tracce repertate durante i vari sequestri effettuati dai carabinieri del Nucleo investigativo durante le indagini scaturite dal delitto del 30 agosto.

Sulle responsabilità del brutale pestaggio costato la vita a Erik D'Arienzo dopo una settimana di ricovero in condizioni critiche, gli inquirenti non hanno dubbi: Fabrizio Moretto ha partecipato in maniera attiva all'aggressione, senza escludere la possibilità che sia stato aiutato da qualcun altro. Fatto sta che quella notte, il quarantenne aveva lasciato il corpo in fin di vita del ventottenne per rimettersi in sella al proprio scooter Yamaha Tmax e raggiungere la casa del fratello Andrea, dove aveva trovato anche Andrea Tarozzi appunto, ai quali aveva chiesto aiuto perché era successo qualcosa di grave. Stando alle testimonianze degli altri due, si sarebbe presentato dicendo: «Erik mi sa che è morto».

Solo una volta tornati allo svincolo della Pontina per Borgo San Donato, dove giaceva il corpo esanime, i tre hanno allertato i soccorritori e a chiamare al 118, come conferma la registrazione della telefonata, era stato proprio Tarozzi utilizzando il telefono di Fabrizio Moretto. In quel momento si è consumato il favoreggiamento, perché Tarozzi aveva detto ai centralinisti: «C'è un ragazzo qua che abbiamo visto che è stato investito, non lo so sta qui per terra». Versione poi sostituita con la caduta accidentale dal motociclo dell'amico mentre rientravano da Latina.

Fatto sta che la frattura cranica subita da Erik D'Arienzo era compatibile con un'arma impropria come un arnese da taglio, tipo un'ascia o una roncola. Ovvero arnesi da lavoro come quelli che Fabrizio Moretto ha usato per minacciare delle persone e gli sono state trovate in casa dopo la sua uccisione il 22 dicembre scorso, quando è rimasto vittima di un agguato a colpi di pistola. Attrezzi che, come lo stesso Tmax e altre cose sono state sequestrate dagli investigatori e analizzate alla ricerca delle tracce organiche di chi le ha utilizzate. A questo punto il confronto genetico si rivela necessario non solo per individuare le trecce della vittima e del presunto omicida, ma anche per capire quanto siano stati coinvolti nelle fasi successive all'omicidio i complici di Fabrizio Moretto. Dopo tutto nell'orario compatibile con la presenza dei tre nel punto dov'è stato soccorso Erik D'Arienzo, un passante aveva visto due uomini che alla sua vista cercavano di nascondersi e uno impugnava un arnese simile a un piccone.