Che si tratti di zona rossa o arancione cambia poco o nulla per il settore della ristorazione. Le attività gastronomiche in generale, ma anche pub, bar e gelaterie restano al palo: vale a dire chiusura dei locali non solo a cena ma anche a pranzo, con l'unica differenza di poter effettuare l'asporto quando non ci si trova nella fascia che prevede le misure più restrittive. Gli esercenti attendono i ristori, ma a quanto pare, gli aiuti predisposti dal nuovo Governo Draghi serviranno a poco, vista la loro consistenza.

Ne abbiamo parlato con Massimo Ceccarini, vice presidente provinciale di Confesercenti e presidente dell'Isola che non c'è, l'associazione che racchiude gran parte delle attività del centro. «Il piano ristori attuato la scorsa settimana a favore del commercio è veramente irrisorio – ha sottolineato – Si tratta di aiuti che incidono sul 4 percento di quella che è stata la perdita totale del 2020, rispetto all'anno precedente. Una vera miseria che dimostra come la politica sia ancora molto distante dal commercio. Sinceramente siamo stanchi delle parole che non vengono seguite dai fatti. Chi fa l'imprenditore vive di numeri e i dati attuali sono chiari: non si lavora, i ristori sono inadeguati e la strada che ci attende porta al fallimento. Sarebbe necessario che il Governo cambiasse registro nei nostri confronti – ha aggiunto Ceccarini – Studiando veramente un piano che preveda sostentamenti idonei a sopportare una situazione ormai disastrosa e una perdita d'esercizio notevole. Lo Stato è molto lontano dalle nostre esigenze e considerando anche quello che ci aspetta non mi stupirebbe se più di qualcuno iniziasse a trasgredire le regole».

Quando parla di «quello che ci aspetta» Ceccarini si riferisce alla possibilità, sempre più probabile, che il Governo firmi un nuovo Dpcm con ulteriori restrizioni per tutto il mese di aprile, vale a dire niente zona gialla fino al 2 maggio, ma soltanto arancione o rossa. «In condizioni del genere sarà impossibile andare avanti – ha continuato il vice presidente provinciale di Confesercenti – E vi assicuro che ci sono associazioni che stanno pensando ad aprire. Onestamente a noi esercenti di Latina non piace trasgredire le regole, tutt'altro, ma vorremmo che ci venisse dato un sostentamento adeguato: le spese fisse esistono e sono pure tante, le nuove normative ci hanno imposto ulteriori costi per metterci in regola; prendere oggi dei ristori che rappresentano poco più del 4 percento è davvero insostenibile. Un'attività che, per esempio, ha perso 50mila euro deve farsene bastare 2mila, come si può pensare che sia possibile? Ci si paga l'affitto di una mensilità e niente più».

Massimo Ceccarini, poi, ampliando il discorso ha affrontato anche la situazione locale, quella che riguarda nello specifico il capoluogo. «E' di pochi giorni fa la questione del canone unico che ha visto l'amministrazione approvare una tassa raddoppiata per il pagamento del suolo pubblico, per poi tornare sui suoi passi in seguito alle nostre rimostranze. Le pacche sulle spalle non bastano a risolvere i nostri problemi, servono fatti concreti. Chiunque sarà il prossimo sindaco di Latina dovrà fare i conti col settore del commercio, dovrà mettersi a disposizione per far fronte ad una crisi che purtroppo ci porteremo avanti per molti anni, anche quando la pandemia ci avrà finalmente abbandonato. I titolari dei locali si trascineranno dietro scorie che la politica dovrà cercare di limitare. L'indebitamento è cresciuto tantissimo. Quello che si poteva produrre in passato ora è solo un miraggio a causa delle chiusure che ci riguardano direttamente ma anche in virtù di un indotto ormai fermo. Quando tutto questo finirà arriverà il momento di pagare le tasse sospese, ed è lì che da piazza del Popolo dovranno intervenire nel modo giusto. L'amministrazione futura, qualunque siano i colori politici che la rappresenteranno, che ci sia una conferma oppure un cambiamento, dovrà garantire la ripresa del commercio della nostra città».