Il bicchiere resta sempre mezzo vuoto. E non è una questione strettamente legata all'ottimismo o al pessimismo di un qualunque osservatore, ma alla situazione attuale che si sta vivendo anche nella nostra provincia sul fronte dell'emergenza sanitaria. Se è vero infatti che da un lato si sta registrando, in queste ultime ore, un calo dei nuovi casi positivi come confermato dai dati della Asl di Latina che ieri ha annunciato 87 contagi su 916 tamponi molecolari dopo i 79 di lunedì con 500 tamponi, dall'altro è altrettanto certo che non si attenua la pressione del Covid-19 sull'ospedale Santa Maria Goretti di Latina. In tutti i sensi.

Sì, perché anche ieri la fila di ambulanze con pazienti Covid da far ricoverare si è iniziata a materializzare a metà mattinata ed è proseguita fino a tarda sera. Un serpentone che ormai sta diventando un'immagine sin troppo ordinaria in questa terza ondata della pandemia. Intorno alle 21 erano 18 gli accessi messi nero su bianco dal personale del pre-triage del Pronto soccorso del presidio di via Antonio Canova e non è da escludere che ce ne siano stati altri nelle ore successive.
Una mole cospicua di prese in carico che la direzione ospedaliera sta cercando di gestire nel miglior modo possibile, cercando di sfruttare ogni spazio disponibile per non affollare in maniera preoccupante le stanze di prima accettazione.

Nelle prossime ore verrà probabilmente aperta la cappella dell'ospedale - ormai da tempo riconvertita a reparto Covid - proprio per dare subito un letto, seppur provvisorio, ai nuovi arrivati. La pressione del virus, nel frattempo, si sta facendo, se possibile, ancora più pesante anche tra le stanze dei piani dedicati alla pandemia. Ed è proprio il reparto più sensibile, vale a dire quello di Rianimazione, che sta subendo un nuovo attacco deciso del nuovo Coronavirus: otto ricoverati, divisi equamente tra uomini e donne, dei quali cinque intubati. Non a caso la direzione dell'ospedale aveva già provveduto, prevenendo l'aumento dei ricoverati anche gravi, a riconvertire la sala grande da nove posti al "settore Covid" e quella piccola, da cinque letti, alle altre patologie. Va inoltre sottolineato che è di 55 anni l'età media dei pazienti costretti in terapia intensiva, segno che non sono più solo gli anziani a rischiare davvero grosso in questa guerra.