Le difficoltà economiche che hanno affrontato hanno avuto un peso e forti ripercussioni e così hanno cercato di arrangiarsi come potevano. «Abbiamo sbagliato» hanno detto e le condotte contestate nel provvedimento restrittivo - hanno aggiunto - sono state dettate dalle difficoltà di un periodo storico drammatico. E' questo quello che hanno dichiarato alcuni degli indagati dell'operazione «Farmaco viaggiante» condotta dei carabinieri del Nas che nei giorni scorsi aveva portato all'arresto di 18 persone (cinque in carcere, cinque ai domiciliari e per gli altri gli obblighi di polizia giudiziaria), per un traffico di medicinali tra l'Italia e il Regno Unito. La maggior parte delle misure restrittive erano state eseguite in Campania e a Napoli.

Gli interrogatori di garanzia stanno andando avanti e ieri sono stati ascoltati dal giudice per le indagini preliminari Pierpaolo Bortone quattro indagati. L'inchiesta condotta dai militari - diretti dal capitano Felice Egidio - è stata coordinata dal pm Daria Monsurrò e dall'Aggiunto Carlo Lasperanza e aveva portato all'esecuzione dei provvedimenti restrittivi per diverse accuse, a partire da quella del vincolo associativo. Nel corso delle indagini è emerso che gli indagati con la spendita di ricette mediche false di bollettari provento di furti in alcune strutture sanitari e in studi medici, acquistavano farmaci ad alto costo a carico del sistema nazionale. Per avere dei riscontri investigativi concreti i carabinieri hanno «seguito» anche i pacchi postali destinati all'Inghilterra e infine hanno analizzato oltre 10mila ricette. Nel corso dell'interrogatorio a cui era presente anche il magistrato inquirente, alcuni indagati hanno risposto ammettendo i fatti mentre altri invece si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Ieri sono stati interrogati: Luigi Loffredo, Domenico Sorrentino, Gerardo Munizi che si è avvalso e Damiano Giannone, tutti originari di Napoli. Secondo l'impianto accusatorio, in poco meno di sei mesi oltre un milione di euro di medicinali è stato dirottato e il traffico era gestito da Napoli, fino in Inghilterra ma la genesi dell'inchiesta è a Latina.

Il primo episodio che ha indotto gli inquirenti ad approfondire quella che sembrava una coincidenza, era avvenuto quando un impiegato in due farmacie si è ritrovato due ricette che avevano gli stessi dati, subito dopo aveva riscontrato anche altre anomalie e infine aveva segnalato tutto alla Asl.