Il Tar di Latina accoglie il ricorso della Loas Italia e annulla il provvedimento con il quale la Prefettura aveva escluso la società dalla white list, un provvedimento equivalente a interdittiva.

Questo è quanto stabilito dalla sezione prima del Tribunale amministrativo, che nella camera di consiglio del 24 marzo ha confermato i rilievi fatti emergere dai legali della società, gli avvocati Roberto D'Amico e Giovanni Malinconico. L'esclusione della white list era stata operata dalla Prefettura di Latina sulla base del coinvolgimento di uno dei soci (Antonio Martino) nell'inchiesta Dark Side, l'operazione sulla "cava dei veleni" coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia che nel 2017 portò all'arresto di 22 persone. Per quell'inchiesta Martino è stato condannato per i reati commessi in concorso di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale e ha patteggiato, ma come spiega il Tar non è stato condannato anche per il reato di associazione per delinquere. Ed è quest'ultimo aspetto si è rivelato decisivo ai fini del pronunciamento. Per i giudici infatti il: «ricorso deve essere accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato in quanto coglie nel segno il primo motivo di impugnazione con cui si deduce che la fattispecie criminosa rilevante ai fini del rifiuto alla iscrizione non è lo specifico reato ambientale previsto dall'art. 452-quaterdecies c.p., ma il reato di associazione per delinquere previsto e punito dall'art. 416 c.p., quando sia commesso con il fine specifico di realizzare, tra gli altri, il reato ambientale in questione che assume dunque, nella struttura del reato associativo, la funzione di reato fine».

Un punto a favore dell'azienda che nel novembre 2020 aveva già ottenuto la sospensione del provvedimento e che adesso, anche sulla base di questa sentenza, potrà cercare di ottenere il rinnovo dell'autorizzazione provinciale. Nei mesi scorsi la conferenza dei servizi indetta dalla Provincia di Latina aveva negato il rinnovo, sia sulla base dell'esclusione dalla white list (equivalente a interdittiva antimafia) che dell'incendio del 9 agosto 2020, che ha distrutto i capannoni di via della Cooperazione rendendo impossibile la prosecuzione dell'attività.

Un rogo nel quale bruciarono anche tonnellate di rifiuti provocando una coltre di fumo che tenne in scacco il territorio per giorni, alimentando nella cittadinanza il timore che le polveri sollevatesi da quell'incendio potessero ricadere e causare inquinamento oltre che danni alla salute dei cittadini. Un timore che portò il Comune di Aprilia ad emettere dei provvedimenti di divieto nel perimetro del rogo che rimasero in vigore per diverse settimane. Oggi però la priorità dell'amministrazione comunale è riuscire ad ottenere la bonifica e lo smaltimento dei rifiuti bruciati, anche con il supporto della proprietà. «Per quanto ci riguarda - afferma il sindaco Antonio Terra - la priorità è bonificare l'area in tempi brevi e so che gli uffici stanno valutando alcune proposte che l'azienda ha presentato, sono stati eseguiti anche dei sopralluoghi. Per quanto riguarda il ricorso non ho sufficienti elementi per esprimermi, ma il diniego al rinnovo dell'autorizzazione arrivato dalla Provincia non è stato motivato solamente con l'esclusione dalla white list».