Erano i risparmi di una vita. Quel gruzzoletto di soldi lo avevano messo da parte dopo anni di sacrifici e di rinunce con all'orizzonte la speranza di vivere un futuro sereno. Tra le vittime c'è chi ha fatto l'operaio in fabbrica e chi il commerciante. Una montagna di soldi, quasi 200mila euro non li hanno più rivisti. Per anni, in alcuni casi anche venti, si sono fidati di lui e poi niente. E' tutto finito e lui è sparito. E' quello che hanno dichiarato alcune parti offese, ieri in aula davanti al giudice monocratico Zampi, nel processo che vede sul banco degli imputati Roberto Ciavolella, il promoter di Latina, accusato di una colossale truffa che ammonta a oltre due milioni di euro.

«Scopro a un certo punto che aveva prelevato 14mila euro e poi scopro anche che la mia firma sua alcuni documenti per i prelievi era falsa», ha detto in aula una donna. Quando gli è stato mostrato il documento relativo ad una distinta di un prelievo nell'ambito di una operazione finanziaria portata a termine dall'imputato, ha assicurato che quella non era la firma sua. I clienti si fidavano ciecamente del promoter. «Non eravamo esperti in materia di strumenti finanziari e quindi ci siamo affidati a lui», ha detto un testimone. Ad una intera famiglia - secondo quanto ipotizzato - il raggiro ammonta a quasi 200mila euro. «Ci aveva detto che i soldi erano stati investiti nei titoli di Stato ma non era così e che quei soldi avevano inoltre maturato degli interessi».

Ognuno a scoperto la truffa in maniera diversa. Per tutti è stata una doccia fredda. Alcune vittime del promoter, quando sono tornate dalle vacanze a settembre del 2012 hanno trovato il conto in rosso. In un caso mancavano 40mila euro e nell'altro 50mila euro. «Ma come è possibile ero fuori Latina», ha detto un uomo che era andato in Sardegna dove ha un piccolo appezzamento di terreno. Ciavolella non rispondeva al telefono ed era diventato irreperibile. A quel punto la voce ha iniziato a circolare e hanno capito. Grazie ad alcune firme su dei moduli in bianco aveva prelevato dai conti dei clienti per fare dei bonifici a degli imprenditori è emerso nel processo. Era stata la Procura e il pm Simona Gentile nel corso di una lunga indagine di natura documentale, condotta dalla Compagnia di Latina della Guardia di Finanza, a raccogliere gli elementi che lo hanno portato a processo. La Procura aveva disposto la citazione diretta a giudizio e le indagini erano scattate dopo le denunce presentate da un gruppo di clienti. I fatti che hanno trascinato a giudizio il promoter erano avvenuti nove anni fa e i primi sospetti si erano infatti rivelati fondati.