Arresti domiciliari confermati per Andrea Tarozzi, il 32enne di Bella Farnia indagato per favoreggiamento nell'omicidio dell'amico Erik D'Arienzo. Lo ha stabilito nei giorni scorsi il giudice per le indagini preliminari Giorgia Castriota respingendo la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dalla difesa a margine dell'interrogatorio di garanzia. Ma non è ancora detta l'ultima parola, visto che nel frattempo l'avvocato Antonio Orlacchio, legale di fiducia di Tarozzi, ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame per una nuova valutazione delle esigenze cautelari.


La valutazione del caso di Andrea Tarozzi non era poi così scontata visto che l'indagato ha risposto alle domande del giudice, senza negare le circostanze che lo vedono coinvolto, ma fornendo una versione dei fatti legata a ciò che Fabrizio Moretto detto Pipistrello - indiziato dell'aggressione del 30 agosto costata la vita al loro amico e a sua volta giustiziato con un colpo di pistola la sera del 22 dicembre - gli aveva raccontato quella notte e poi aveva rettificato nei giorni a seguire. Se da un lato Tarozzi ha cercato di mostrarsi collaborativo nel corso dell'interrogatorio, per gli inquirenti non lo è stato nel corso delle indagini, o meglio avrebbe contribuito a depistare le indagini sin dal suo arrivo sul luogo del ritrovamento del corto esanime di Erik D'Arienzo, morto dopo una settimana di ricovero per le conseguenze delle ferite subite con arnesi contundenti e percosse.

L'indagine dei Carabinieri converge proprio su Fabrizio Moretto per le responsabilità nel brutale pestaggio, visto che lui e D'Arienzo avevano trascorso la serata nei dintorni di Sabaudia prima di spostarsi a Latina. Cosa sia successo di preciso, quella notte, mentre rientravano dal capoluogo pontino, non è ancora del tutto chiaro, visto che il telefono della vittima ha smesso di funzionare mentre ripartivano da Latina per ritornare a casa e da allora non è più stato trovato, fatto sta che il corpo in fin di vita del 28enne venne trovato sul ciglio della Pontina all'altezza della rotatoria con la Migliara 47 ed è li che è entrato in gioco Andrea Tarozzi. Quest'ultimo aveva trascorso la serata col fratello di Moretto, Andrea, indagato anche lui per simulazione di reato, e si trovavano ancora insieme quando Pipistrello aveva chiesto loro aiuto perché era successo qualcosa di grave a Erik D'Arienzo.

Fatto sta che quando i tre erano tornati sulla Pontina, era stato Tarozzi a chiamare il 118 col telefono di Fabrizio Moretto, sostenendo che c'era da soccorrere un ragazzo investito da un'auto. Interrogato dopo il suo arresto, l'indagato ha sostenuto di avere detto ciò che l'amico gli aveva riferito e poi corretto qualche giorno dopo introducendo la versione della caduta dal suo scooter mentre rientravano a casa da Latina. In ogni caso Tarozzi è stato sottoposto agli esami del Ris dei Carabinieri per la comparazione con le tracce organiche trovate sugli arnesi da lavoro sequestrati a Pipistrello, per capire quanto sia stato coinvolto nel depistaggio delle indagini.