La giustizia italiana vuole che Gian Luca Ciprian, latinense di 42 anni detenuto in Spagna per narcotraffico, sia trasferito nel nostro Paese per scontare la custodia cautelare nell'ambito dell'operazione Reset, l'inchiesta che lo vede indiziato, in qualità di fornitore di cocaina, per avere partecipato a un'associazione per delinquere dedita allo spaccio di stupefacenti con l'aggravante del metodo mafioso, il sodalizio capeggiato dai fratelli Angelo e Salvatore Travali e da Costantino "Cha Cha" Di Silvio. Per questo lo Stato Italiano ha chiesto l'estradizione che il Governo iberico sta già vagliando.
Secondo gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma che hanno esaminato nuovamente le condotte del gruppo criminale smantellato già nell'ottobre del 2015 con l'inchiesta Don't touch, l'arresto di Gian Luca Ciprian in Spagna nel gennaio dello scorso anno, è servito per confermare gli spunti forniti dai collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo, proprio nell'ambito della nuova indagine condotta dalla Squadra Mobile, che in generale hanno permesso di svelare una lunga serie di crimini irrisolti e ritorsioni sottaciute troppo a lungo.
Dopo tutto i pentiti avevano ritagliato un ruolo di primissimo piano attorno alla figura di Ciprian, posto al di sopra dei Travali a tal punto da poterli rifornire di cocaina con quantitativi ingenti: secondo Pugliese movimentava tra i 30 e i 40 chili di cocaina e in un caso almeno lui stesso aveva assistito alla consegna di una partita, mentre Riccardo sosteneva che rifornisse tre quarti del mercato latinense della droga. Fatto sta che, inseguito per anni dalle inchieste, Ciprian era sempre riuscito a dribblare i sospetti principali sul suo conto, mentre i suoi rapporti con i Travali, documentati dalle intercettazione di una vecchia indagine, si erano interrotti quando era stato arrestato per l'inchiesta sullo spaccio di droga scaturita dal suo tentato omicidio, lo stesso agguato di Sezze Scalo, nel 2012, che costò la vita ai suoi amici e sodali Alessandro Radicioli e Tiziano Marchionne, con i quali ha condiviso i primi approcci con gli ambienti influenti della mala.