In sei sono finiti sul registro degli indagati per il reato di usura bancaria. In un primo momento la Procura - a seguito di una serie di denunce che erano state presentate dalla parte offesa - e al termine dei riscontri anche di natura documentale, non aveva ravvisato i margini per contestare le accuse e andare a processo e aveva chiesto al Tribunale di Latina l'archiviazione. Subito dopo era stato il giudice per le indagini preliminari di Latina, Laura Matilde Campoli a rigettare la richiesta del pubblico ministero all'epoca dei fatti Luigia Spinelli e a disporre in un secondo momento una supplemento investigativo con una perizia affidata ad un consulente che però non si era avvalso dei criteri dettati dalla Banca di Italia, arrivando ad una conclusione che ha convinto la Procura ad andare avanti e alla fine ha portato gli imputati in udienza preliminare. Ieri sono comparsi in Tribunale dal gup Giorgia Castriota amministratori delegati e poi direttori di agenzia che si sono avvicendati nel corso degli anni e manager di un istituto di credito. I tassi di interesse applicati - secondo le indagini condotte dalla Procura e dal pm Andrea D'Angeli, titolare del fascicolo che ha ereditato l'inchiesta dalla collega - hanno superato la soglia del 13,6% facendo pagare un tasso corrispettivo del 16,19 nel periodo che va dal primo trimestre 2009 al primo trimestre del 2012.

La parte offesa del procedimento penale è una azienda pontina e il titolare aveva denunciato i fatti, chiedendo alla Procura l'esercizio dell'azione penale a seguito della richiesta di un prestito. Al centro della vicenda una apertura di credito pari a 160mila euro. Ieri alla fine l'udienza preliminare è stata rinviata al prossimo 20 luglio e in quell'occasione il giudice deciderà se accogliere o meno la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura dopo che la parola passerà al pm, a seguire in aula sarà il turno dei legali dei sei imputati che puntano a scardinare le accuse relative all'ipotesi di reato contestata dagli inquirenti.