In aula davanti al giudice monocratico del Tribunale di Roma, Massimo Di Lauro, ieri mattina ha deposto una testimone della difesa per ricostruire le fasi del drammatico incidente avvenuto nella metropolitana a Roma in cui aveva perso la vita Marco Grandeforte, un bambino di cinque anni di Latina. Per oltre un'ora e mezza, ha deposto una addetta al controllo delle due stazioni della metropolitana Cornelia e Battistini che era in una sala dove c'erano alcuni monitor, la testimone ha spiegato che l'ascensore funzionava e che non ha visto quando è avvenuto l'incidente. In un secondo momento nel corso dell'esame non ha saputo rispondere sui tempi di intervento relativi ad un eventuale guasto nella stazione. Alla fine il processo che è giunto alle battute finali, è stato rinviato al prossimo primo luglio quando è prevista la requisitoria del pubblico ministero e a seguire l'intervento delle difese dell'imputato, si tratta di un dipendente dell'Atac che era intervenuto per salvare madre e figlio e che deve rispondere dell'accusa di omicidio colposo. In aula la parte civile è rappresentata dall'avvocato Amleto Coronella.

Agli atti del processo sono finiti anche i file di una telecamera posizionata nella metropolitana che ha ripreso il drammatico incidente. La tragedia si era consumata il 22 luglio del 2015 nella stazione Furio Camillo,
Sul banco degli imputati c'è un dipendente dell'Atac che ha compiuto di sua iniziativa una manovra per aiutare il bambino e la donna che erano rimasti chiusi nell'ascensore. L'uomo era intervenuto per aprire le porte ma proprio quando ci è riuscito, il piccolo è precipitato nella tromba dell'ascensore, facendo un volo di oltre dieci metri. Uno dei nodi centrali del processo riguarda proprio la manovra di apertura delle porte dell'ascensore. In aula era stata molto toccante la deposizione dell'imputato nel corso di una delle ultime udienze quando aveva ricostruito le fasi del soccorso. Aveva spiegato che il suo intervento lo aveva fatto con le migliori intenzioni e poi era avvenuto l'incidente. L'uomo aveva aggiunto che questa tragedia lo ha profondamente segnato nella sua psiche e che è ha anche intrapreso un percorso psicologico terapeutico per superare il trauma.

La mamma del piccolo chiede che venga fatta piena luce sulla vicenda. Anche la donna era stata ascoltata nel corso del processo e aveva ripercorso con comprensibile dolore quei minuti concitati, aggiungendo che quando lei e il figlio erano rimasti chiusi all'interno dell'ascensore, la temperatura era salita per il grande caldo di quel giorno e che l'imputato si era mosso subito per i soccorsi entrando in un altro ascensore e togliendo un pannello da cui poi il bambino è caduto.
Mamma e figlio quel giorno di luglio avevano preso l'ascensore per scendere dalla strada al livello dei tornelli, poi era scattato il blocco e alla fine si era consumato il dramma. L'incidente sarebbe legato alla manutenzione e la competenza - sotto questo profilo - è affidata a delle sezioni della società che si occupa della metropolitana di Roma, come aveva puntualizzato in aula uno dei funzionari dell'Ispettorato del lavoro. A distanza di quasi sei anni da quel giorno, fra meno di tre mesi, sarà messa la parola fine alla vicenda con la sentenza di primo grado. La morte del piccolo Marco aveva suscitato profonda commozione e grande cordoglio.