Le Associazioni Combattentistiche e d'Arma dovranno lasciare la Casa del Combattente. È stata categorica l'Agenzia del Demanio, che con una nota inviata a tutte e otto le sezioni locali delle rispettive associazioni, ha notificato l'avvio del procedimento di revoca della concessione e l'invito a lasciare spontaneamente la struttura di piazza San Marco, che dovrà essere liberata in tutto e per tutto «sussistendo l'esigenza di destinare il compendio in oggetto ad uso governativo, concreto ed attuale». Questo nuovo «uso governativo» sembra far riferimento ad una manifestata esigenza dell'Arma dei Carabinieri, che vorrebbe destinare l'immobile a sede di un nuovo Comando, rendendo la struttura una zona militare e quindi non più fruibile per eventi sociali e culturali.
Una notifica di sfratto in piena regola, oltretutto inattesa, che ha portato le diverse associazioni - Istituto del Nastro Azzurro fra decorati al Valor Militare, Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, Associazione Nazionale Marinai d'Italia, Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia, Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, Associazione Nazionale Bersaglieri, Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra - a scrivere al Prefetto Maurizio Falco, al presidente della Provincia Carlo Medici, al sindaco Damiano Coletta e al Ministero della Cultura.

Diversi i motivi per cui le associazioni hanno redatto la lettera e, primo tra tutti, c'è il tempo concesso dall'Agenzia del Demanio per lasciare l'immobile: si parla di 6 mesi per coloro che avevano il contratto di locazione e di 25 giorni per chi era ancora in attesa di stipularlo.
«Le iniziative intraprese dall'Agenzia del Demanio, qualora portate a compimento, verrebbero a costituire un vulnus insanabile per la storia, seppur breve, della Città di Latina, di cui quest'anno ricorrerà l'89esimo anniversario di Fondazione, e della funzione di "custodia della memoria" che la Casa del Combattente rappresenta, con la presenza e l'opera delle Associazioni che in esso svolgono la missione loro affidata dai rispettivi Statuti» scrivono le diverse sezioni.

A questo si aggiunge un altro importante elemento: «L'edificio - sottolineano le associazioni - fin dall'origine venne destinato ad accogliere le sedi dell'Associazione Madri e Vedove dei Caduti in Guerra, dell'Associazione Nazionale Combattenti e dell'Associazione Nazionale Mutilati di Guerra».

Ma non è tutto, perché tra le altre motivazioni citate, sulla Casa del Combattente insiste anche un vincolo storico artistico, a seguito di delcaratoria del 24 settembre 2009 con conseguente soggezione al Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Insomma, di motivi per cui tecnicamente la Casa del Combattente non dovrebbe essere liberata dalle associazioni sembrano essercene, e anche molti. Ma ciò che preme maggiormente le sezioni locali non sono le questioni burocratiche, quanto quelle funzionali: la Casa del Combattente e le associazioni che la vivono sono custodi di storia e di memoria, sono un tutt'uno. Scinderle significherebbe danneggiare la città intera.

Di Leginio: «Non esistiamo solo per presenziare alle cerimonie»
«È necessario che le istituzioni ci stiano vicino e che sposino la nostra causa». Parole del presidente dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci - Sezione di Latina, l'avvocato Simone Di Leginio, a margine della nota firmata e inviata a Prefettura, Provincia, Comune e Ministero per scongiurare lo "sfratto" delle associazioni dalla Casa del Combattente.

«È chiaro che l'iniziativa dell'Agenzia del Demanio andrebbe a ledere il rapporto tra la comunità di Latina e la memoria della nostra città - spiega l'avvocato - Una eventuale dipartita delle associazioni dalla Casa del Combattente coinciderebbe con uno strappo con la storia».

Infatti, come ricorda il presidente, lo stesso edificio, realizzato nel 1933 dall'Opera Nazionale Combattenti e progettato dall'architetto Oriolo Frezzotti, nasce proprio con l'obiettivo di ospitare le associazioni. Oggi, alle stesse realtà associative, è arrivata una lettera in cui viene chiesto loro di lasciare l'immobile, senza alcuna locazione alternativa, nonostante da parte loro ci sia massima apertura al confronto, a patto che ci sia sempre spazio per le attività all'interno della struttura.

Ma al momento, di occasioni per confrontarsi non ce ne sono state: c'è solo un avviso, arrivato come un fulmine a ciel sereno. Per questo le associazioni chiamano in causa le istituzioni, «che non possono marginalizzare il nostro ruolo alla semplice presenza alle cerimonie ufficiali - spiega Di Leginio - Rappresentiamo la salvaguardia della storia: cerchiamo rispetto, ma soprattutto vogliamo che questa memoria che custodiamo quotidianamente continui ad essere condivisa e tramandata».

D'altronde, «non dimentichiamoci che le associazioni svolgono regolarmente attività sociali e culturali - conclude il presidente - Se le istituzioni non ci supporteranno, perderebbero di senso anche gesti come la cittadinanza onoraria al Milite Ignoto, iniziativa nata su nostro impulso. Vogliamo trovare una forma di condivisione su questa problematica, che non riguarda soltanto noi, ma l'intera comunità».