All'alba di ieri è scattata l'operazione Nico, atto finale di un'indagine dei Carabinieri del Nucleo investigativo che ha smascherato le condotte illecite di un dipendente comunale infedele del Servizio Ambiente, ma anche una serie di utenti che si erano rivolti a lui per risolvere pratiche impossibili o velocizzare il rilascio di autorizzazioni e infine una serie di spacciatori che lo rifornivano di droga, vizi che il geometra Nicolino De Monaco, 55 anni, poteva permettersi anche grazie ai proventi della concussione.

L'inchiesta che si è sviluppata attorno a lui, come testimonia il nome scelto per l'operazione ispirato al suo diminutivo "Nico", ha permesso al giudice per le indagini preliminari Mario La Rosa di emettere una misura cautelare a carico di cinque persone: agli arresti domiciliari sono finiti lo stesso De Monaco, destinatario anche del sequestro delle somme ottenute indebitamente, e il pusher che lo ha rifornito più spesso nel corso delle indagini, vale a dire il cinquantenne Christian Pietrosanti. Per Maurizio Ciucci, Pietro Cannone e Aurelio Feola di 68, 77 e 63 anni è stato disposto l'obbligo di firma, perché ritenuti consapevoli di avere consegnato soldi nelle mani dell'incaricato di pubblico servizio. Infine è stato notificato l'avviso di garanzia anche per altri due pusher, uno dei quali è stato però arrestato in flagranza di reato perché trovato possesso di una discreta scorta di stupefacenti.

I militari del colonnello Lorenzo D'Aloia hanno iniziato a monitorare il geometra Nico De Monaco, con il coordinamento del sostituto procuratore Valentina Giammaria, quando è collassato il sistema truffaldino che aveva messo in piedi per arrotondare lo stipendio. Un metodo destinato a crollare da un momento all'altro, perché il dipendente comunale, pur di intascare denaro e in alcuni casi fronteggiare i debiti che stava accumulando con gli spacciatori, era arrivato al punto di offrire servizi che non rientravano tra le sue mansioni: fingeva di istruire pratiche per il rilascio dell'autorizzazione allo scarico delle acque reflue, ossia le fosse biologiche, in alcuni casi necessarie anche alla definizione delle pratiche di condono, ma rilasciava agli utenti documentazione falsa, senza che in Comune fossero depositati gli atti.

I proventi illeciti portano alla coca. Presi tre pusher
Gli investigatori del Reparto operativo diretti dal tenente colonnello Michele Meola hanno iniziato a indagare sul geometra nel dicembre del 2019, quando in Comune si sono accorti delle autorizzazioni rilasciate senza l'avvio di pratiche. Attraverso intercettazioni ambientali e appostamenti, ma anche acquisizione di documenti, i detective del tenente Marcello Zeccolella hanno accertato che De Monaco era riuscito a intascare 11.850 euro, somma che ieri gli è stata sequestrata direttamente dal conto corrente ai fini della confisca. Intanto l'istruttore direttivo era stato rimosso in via cautelare dal Servizio Ambiente, trasferito negli uffici dell'Anagrafe.

Seguendo il dipendente comunale infedele, gli investigatori dei Carabinieri si sono ritrovati ben presto a fare i conti con le debolezze del geometra che hanno permesso di scoperchiare più di una piazza di spaccio. Fagocitato dal vortice della cocaina, l'Istruttore Direttivo del Servizio Ambiente aveva finito per alimentare quel giro di pratiche facili per fronteggiare il continuo bisogno di soldi: le intercettazioni non solo hanno permesso di documentare i piccoli debiti che il dipendente comunale aveva contratto con i pusher, ma anche e soprattutto le consegne della droga. Tra il gennaio e il febbraio dello scorso anno, i detective hanno documentato cinque acquisti di dosi, a volte anche di hascisc, per il tramite di Cristian Pietrosanti, in quantità che variavano, nel peso, a seconda della necessità. Lo spacciatore cinquantenne, ex praticante avvocato sospeso per un provvedimento disciplinare, era già finito nei guai per droga otto anni fa, nell'ambito dell'operazione Arco: ieri mattina, al momento dell'arresto, gli sono stati trovati e sequestrati sei grammi di cocaina e otto grammi di hascisc che confermano il quadro indiziario raccolto a suo carico e gli sono costati una nuova denuncia.
Ma Pietrosanti non era l'unico pusher di riferimento per Nico De Monaco. Nel corso delle indagini, i Carabinieri hanno documentato cessioni anche da parte di altri due soggetti che ieri sono stati raggiunti da un avviso di garanzia: V.C. di 35 e Stefano Berto di 53, quest'ultimo arrestato in flagranza di reato perché al momento della perquisizione è stato trovato in possesso di una scorta consistente di stupefacenti. In casa gli sono stati trovati e sequestrati 160 grammi di cocaina, altre 12 dosi di coca per un peso complessivo di dieci grammi, un etto circa di hascisc suddivisa in 17 pezzi e contanti per 1.100 euro considerati provento dello spaccio.