Secondo gli inquirenti era sistematica l'attività illecita del dipendente comunale Nicolino De Monaco finito venerdì agli arresti domiciliari. E gli episodi finora accertati rappresentano solo una parte degli affari che l'ormai ex Istruttore Direttivo del Servizio Ambiente aveva messo in piedi per assicurarsi cospicue somme di denaro, in danno degli utenti che pensavano di corromperlo ottenendo pratiche altrimenti impossibili, o semplicemente di abbreviare i tempi della burocrazia, e invece si ritrovavano tra le mani atti completamente falsi. È quando emerge in maniera piuttosto chiara dalle indagini svolte dai Carabinieri del Nucleo investigativo.

Il geometra Nico De Monaco è stato monitorato dai detective per sei mesi, periodo nel quale è emersa la completa compromissione del suo incarico al servizio del cittadino. Probabilmente le sue condotte illecite sono degenerate nel tempo, fino a prendere la piega insostenibile degli ultimi periodi, ma sono stati i suoi stessi colleghi, intercettati nello stesso ufficio, a constatare come l'Istruttore Direttivo sia stato libero di frodare gli utenti e il Comune, per troppi anni, praticamente senza essere controllato.

Eloquente la conversazione intercettata tra due colleghi di De Monaco, avvenuta quando era emerso il caso che ha fatto scattare le indagini, quando una donna si è recata in Comune per una modifica progettuale della casa e ha scoperto che le carte a lei rilasciate erano false. Quando uno dei due dipendenti si chiede «qual è lo scopo per cui questo fa queste cose... perché?» l'altro prova a ipotizzare «quello che fa, io non lo so per quale motivo... probabilmente questo c'avrà incand1i da questi signori...». Ma non immaginavano che l'Istruttore Direttivo aveva perso la lucidità, attanagliato dai dediti di droga. In ogni caso i due tecnici del Servizio Ambiente concordano che il loro collega riusciva a intascare facilmente denaro senza alcuno sforzo «Metti che questo gli avrà detto "toh so cinquecento euro" e lui tra una e un'altra tira a campà! Senza... senza nessun impegno! Quanto ce mette a fa ‘sta cosa?» e poi osserva che l'utente è all'oscuro del falso compiuto dal geometra «Cioè non deve manco lavorà! Che cazzo ne sa il cittadino? Che cazzo ne sa quell'altro... lui c'ha un pezzo di carta in mano fìrmato da me e dal dirigente con un protocollo.... che vai a mettere in dubbio ‘sta cosa? Tu? Che ne sai tu?... tu pensi di essere tranquillo». E infine i colleghi arrivano all'amara conclusione: «Ma questa cosa... metti può darsi l'abbia fatta un sacco di altre volte... ma prima, quando gestiva lui, ma chi cazzo lo controllava?». E l'altro: «ah Certo! L'ha fatto per trent'anni».

Il giudice non ha dubbi e annota: quanto emerso sul suo conto nell'arco dell'attività d'indagine è dunque sufficiente per affermare che questi abbia asservito in modo sistematico la propria funzione pubblica al soddisfacimento dell'interesse privato, così dimostrando spregiudicatezza.