Novanta minuti tutti filati di esame e controesame. Risposte secche, a volte sintetiche tra alcuni «non ricordo, sono passati degli anni» ad altre ricostruzioni visive, fino al riconoscimento dell'album fotografico. Non è stata facile la sua deposizione. Ha garantito di aver pagato per paura. «I 500 euro che mi erano stati chiesti dal numero 8 dell'album fotografico (Agostino Riccardo ndr) erano per il rimborso spese», ha detto.


In aula nel corso del processo Scheggia ieri per oltre un'ora e mezza è stato il turno dell'imprenditore abruzzese che aveva un debito con l'ex consigliera regionale Gina Cetrone relativo alla fornitura di vetro e che figura come parte offesa.

L'uomo titolare di una azienda nel settore alimentare ha ripercorso tutto quello che è successo esattamente cinque anni fa, nell'aprile del 2016, con una testimonianza in cui ha riscritto le tappe salienti dell'inchiesta, partendo da quando ha fatto i conti con un grande furto e la sua azienda si è trovata in difficoltà, fino a quando ha inviato il bonifico di 15mila euro dalla banca Unipol d Pescara alla Cetrone e ad attenderlo fuori c'erano alcuni imputati, tra cui Agostino Riccardo a cui ha consegnato 500 euro.

L'imprenditore ha ricordato che durante quell'incontro, in cui c'era anche Umberto Pagliaroli, ad un certo punto sono arrivate tre persone. «C'era chi faceva il dolce e chi il cattivo e la mia auto è stata bloccata: non potevo uscire, mi erano state messe delle auto davanti e dietro, ero spaventato e avevo chiamato il mio socio dicendogli di chiamarmi spesso e che se non mi sentiva doveva chiamare la polizia. Certo che avevo paura. Sono arrivate tre persone che hanno iniziato ad intimidirmi dicendomi che dovevo pagare immediatamente e di non far arrabbiare Agostino». Il giorno dopo è quello del bonifico, l'imprenditore ha confermato di essere andato in banca a Pescara e che all'appuntamento si sono presentati oltre ad Agostino Riccardo anche i due Di Silvio e Umberto Pagliaroli che lo hanno atteso all'esterno dell'istituto di credito per accertare il buon esito dell'operazione, ovvero il versamento della somma di 15mila euro. Poi l'uomo ha dato a Riccardo 500 euro, per quello che il collaboratore di giustizia ha definito rimborso.