Una ottimizzazione delle risorse in campo. Questa, in estrema sintesi, è la richiesta che gli infermieri dei reparti Covid dell'ospedale Santa Maria Goretti di Latina potrebbero mettere a breve su carta, "pungolando" la direzione sanitaria del presidio di via Canova, per fare in modo di non disperdere le forze, che sono sempre carenti rispetto alle reali necessità quotidiane di gestione anche alla luce dell'aumento dei ricoveri, in questa lunga guerra al nuovo Coronavirus.


A parlare, per tanti colleghi, sono ancora una volta le figure più esperte, quelle con anni di servizio alle spalle e che conoscevano bene il lavoro di un reparto emergenziale anche prima della pandemia causata dal Sars-CoV2. Quelli, tanto per intenderci, che non si sono trovati troppo spiazzati nemmeno davanti al nemico numero uno dall'alto dell'esperienza maturata in stanze da sempre a rischio come quelle della Rianimazione e della sua terapia intensiva, ma anche quelle di Malattie infettive e del Pronto soccorso.

Ed è proprio perché sanno come va gestito il loro lavoro e al tempo stesso come prevenire anche le trappole dell'avversario, che non possono restare inerti davanti a dei turni organizzati impostati con quello che definiscono «un discutibile impiego delle risorse a disposizione».
Alcuni giorni fa rimarcarono il proprio disappunto per il personale ridotto all'osso e per quella terza ondata dell'emergenza sanitaria che «bisognava prevenire dopo un anno di pandemia e non ritrovarsi con gli stessi problemi della prima fase. Tutti sapevano che sarebbe finita così, eppure non si è riusciti ad organizzare le cose per reggere l'urto con la massima efficacia».

Quell'efficacia che, secondo gli infermieri più navigati, sta continuando a mancare anche a causa di una distribuzione delle unità che non riescono a comprendere: «Avevamo già sottolineato che siamo costretti, ancora oggi, ad esempio in Rianimazione, a coprire con 6 unità (sulla carta 8 complessive) turni in cui ne servirebbero almeno 12 per ottimizzare lo sforzo delle risorse umane - ribadiscono gli operatori sanitari -, ma la situazione non è stata modificata di una virgola. Anzi, è pure peggiorata davanti a scelte, almeno ai nostri occhi, totalmente incomprensibili come quella che vede in questo momento nel reparto di Neurochirurgia, di nuovo convertito alla causa per accogliere i pazienti "non Covid" della terapia intensiva ma non ancora operativo in questo senso, quattro infermieri presenti senza alcuna mansione effettiva da svolgere mentre almeno tre di loro potrebbero essere attualmente impiegati in Rianimazione dove ci sono nove pazienti e otto dei quali intubati. Una situazione - concludono gli infermieri più esperti - che, inutile nasconderlo, sta creando frizioni tra di noi».