Un'attesa destinata a prolungarsi, almeno fino al prossimo mese. E' stata nuovamente rinviata a mercoledì 12 maggio, la sentenza per i quattro imputati nel processo per la morte della giovane Desirèe Mariottini. Ieri mattina c'è stato il secondo rinvio, dopo quello del 15 marzo, sempre per motivi legati alla pandemia. Due delle persone imputate infatti, sono state messe in quarantena nel carcere di Regina Coeli, dopo essere entrati in contatto con un detenuto poi risultato positivo. La Terza corte d'Assise di Roma ha dovuto quindi rinviare l'udienza, presso l'aula bunker del carcere di Rebibbia, al prossimo maggio. Il processo, iniziato il 4 dicembre del 2019, vede alla sbarra per la morte della 16enne di Cisterna Brian Minteh (45 anni del Senegal), Alinno Chima (48 anni della Nigeria), Yusif Salia (34 anni del Ghana) e Mamadou Gara (29 anni del Senegal).

I pubblici ministeri Maria Monteleone e Stefano Piazza hanno chiesto per i quattro imputati l'ergastolo con l'isolamento diurno di un anno. I reati contestati sono omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori. Un processo che ha vissuto momenti difficili tra ritrattazioni, minacce e pestaggi sospetti. Per la pubblica accusa, sono loro quattro gli assassini di Desirée. Al momento però, l'unica sentenza arrivata è stata quella nei confronti della 23enne originaria del Botswana, Antonella Fauntleroy per il reato di cessione di sostanze stupefacenti a minore. Nelle ore antecedenti alla sua morte infatti, la giovane africana avrebbe ceduto della droga a Desy. Con rito abbreviato, il Gup ha condannato la 23enne a sei anni di carcere. In attesa della prossima udienza del processo principale, al momento la Fauntleroy è l'unica a pagare in questa tragica storia.