È stata la scelta di installare le slot machine all'interno del bar a tradire Fabio Di Stefano, il trentaduenne di origini catanesi che si è visto notificare l'interdittiva antimafia per la caffetteria Perla Nera che gestisce in viale Bruxelles. Sono scattate così le verifiche incrociate che hanno portato al provvedimento, motivato dall'incompatibilità tra i videopoker e la caratura criminale della famiglia di Angelina Di Silvio, moglie del "Siciliano".

Quindi il dispositivo emesso dalla Prefettura di Latina il mese scorso è scattato in seguito a un accertamento effettuato dall'Agenzia delle Entrate in seguito all'attivazione delle slot machine nel bar aperto poco più di un anno fa. Verifiche a campione programmate perché il settore del gioco e in particolare le macchinette mangiasoldi vengono considerate un settore a rischio, un potenziale investimento per la criminalità organizzata. Fatto sta che gli accertamenti del caso sono stati poi delegati alla Guardia di Finanza.

Nel corso del primo controllo infatti sono emerse una serie di discrepanze a livello fiscale che hanno richiesto l'attivazione della polizia giudiziaria che poi ha rilevato la macroscopica incompatibilità familiare: il titolare del bar caffetteria Perla Nera, oltre al proprio coinvolgimento in una serie di inchieste per reati connessi alla vendita di droga, è anche il genero di Giuseppe Di Silvio detto Romolo, considerato dagli inquirenti come uno dei personaggi di spicco del clan di Campo Boario, come emerso chiaramente anche nel corso delle indagini sull'escalation di vendette e omicidi del 2010, fatti per i quali è tuttora detenuto.

Al capo famiglia non è stata contestata l'aggravante del metodo mafioso, ma i figli Antonio detto Patatino e Ferdinando detto Prosciutto, cognati di Fabio Di Stefano, sono stati arrestati giusto all'inizio di dicembre per estorsioni che sarebbero state consumate proprio con la metodologia che si ispira al crimine organizzato. Vale a dire l'inchiesta Movida Latina in cui figura anche lo stesso "Siciliano", indagati col sospetto di essere il referente, per la famiglia Di Silvio di suo riferimento, nei traffici di droga.

Sospetti dai quali riesce a liberarsi a fatica visto che a febbraio, insieme al fratello, che a sua volta è sposato con la sorella di Costantino Patatone Di Silvio, è finito al centro di un'inchiesta per lottizzazione abusiva: utilizzando un terreno agricolo immerso nelle campagne alle porte di Borgo San Michele, hanno realizzato cinque ville completamente abusive, senza averne neppure i requisiti. Un complesso residenziale tirato su nel giro di pochi anni, dimostrando una capacità economica sommersa e fuori dal normale.

Come se non bastasse sono i collaboratori di giustizia a confermare il coinvolgimento di Fabio Di Stefano, con un ruolo di primo piano, negli affari di Romolo Di Silvio con la droga. Un business che passa anche attraverso il controllo dei pusher più ambiti nelle piazze di spaccio.