L'hanno riempita di insulti e minacce pesanti. «Ti ammazziamo, ti bruciamo casa»: sono i messaggi intimidatori inviati dalla chat di messaggistica WhatsApp da tre adolescenti residenti a Latina all'indirizzo di una coetanea, vittima di una forma di stalking dalle modalità aggressive. La parte offesa, che frequentava la stessa comitiva nel capoluogo pontino, a causa dell'atteggiamento delle tre adolescenti e di due ragazzi, anche loro under 18, è stata costretta a stravolgere le sue abitudini di vita. «Se te chiappo te sfonno», e poi: «Guarda che io ti ammazzo, te brucio casa e la famiglia, morite, capito?». Agli atti dell'inchiesta sono finiti altri messaggi, altrettanto intimidatori, sempre dello stesso tenore. «Muori, fai prima, muori infartata». Ad innescare la miccia delle ragazze, che sono state denunciate a piede libero, secondo quanto sostenuto nella denuncia, la gelosia per un ragazzo. La raffica di vessazioni verbali ha provocato un fortissimo stato di ansia e agitazione nella vittima, come è emerso negli atti delle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Latina. Nel fascicolo sono finiti anche due certificati medici. Gli effetti delle minacce e delle condotte persecutorie delle tre, con la complicità dei due coetanei, hanno prodotto nella ragazza dei tremori continui e dolori addominali molto forti, ingenerando un fondato timore per la sua incolumità e dei suoi congiunti. E' questa la conclusione a cui è arrivato il pm della Procura per i Minori di Roma.

Gli effetti sono stati anche altri: la ragazza è stata costretta a cambiare numero di telefono e dagli accertamenti della polizia è emerso che non poteva più uscire di casa da sola per paura che le accadesse qualcosa di grave. Doveva essere accompagnata dai genitori anche nel tragitto dalla casa a scuola.
Gli episodi di stalking - secondo le indagini - sono avvenuti a Latina tra la fine di settembre e la fine di ottobre del 2018 e la studentessa all'epoca dei fatti aveva 14 anni. Quando la situazione era diventata sempre più delicata e ingestibile, i genitori hanno presentato una denuncia in Questura.
In un secondo momento la denuncia è stata integrata da altri atti che hanno portato la Squadra Mobile a redigere una informativa di reato nel gennaio del 2019 e tra le carte dell'inchiesta sono finiti i messaggi ricevuti dalla ragazza: ben 31 pagine.