Ultimo atto nei giorni scorsi del processo nei confronti dei due giovani arrestati a gennaio dalla polizia per spaccio di sostanze stupefacenti e che utilizzavano i social per prendere gli accordi. E' questo il teorema accusatorio contestato dagli investigatori all'indirizzo dei due ragazzi, entrambi incensurati. Dagli accertamenti è emerso che i due giovani pensavano di eludere i controlli comunicando tra loro attraverso l'applicazione Telegram ma alla fine questa accortezza era stata scoperta dalla polizia. In aula - durante la sua requisitoria - la pubblica accusa dopo aver ricostruito i fatti ha chiesto per entrambi la condanna a 4 anni di reclusione. Poi la parola è passata agli avvocati Giovanni Codastefano e Mario Pellegrino che hanno cercato di smontare punto per punto l'impianto accusatorio. Alla fine della camera di consiglio il giudice monocratico Laura Morselli ha condannato i due ragazzi (hanno scelto entrambi il rito abbreviato godendo della riduzione di un terzo della pena), a dieci mesi con la sospensione della pena e non menzione. Infine il magistrato ha disposto il dissequestro dei soldi e del cellulare e anche la cessazione della misura a cui erano sottoposti: avevano gli obblighi di polizia giudiziaria.

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